Ho iniziato un cammino in me stessa, tra alti e bassi, un cammino che mi riporta alla mia vera essenza, a quella che realmente sono, senza infingimenti pietosi. E, forse, proprio per questo, stanno attraversando la mia strada sensazioni, esperienze, emozioni che si ripercuotono anche sul piano fisico. Corpo e spirito sono legati indissolubilmente. Quello che non riesco a risolvere sul piano spirituale, quello che faccio fatica ad accettare, "esplode" sul fisico come un grido di aiuto che sembra voglia dirmi: "Riconoscimi!".
Mia madre è stata colpita da un ictus che le impedisce una vita "normale". Dall'ospedale è stata ricoverata in una clinica ed ora passerà ad una casa per lungodegenti. La parte destra del suo corpo è paralizzata, non muove né la mano né la gamba destro. Non parla bene, quel che dice a stento si riesce a capire. Non è autosufficiente.
Questa situazione, piombata improvvisamente nella mia vita come un meteorite, sta facendo emergere sentimenti sempre negati o nascosti, sia nei confronti di mia madre che nei confronti di mia sorella. E' come se stesse impietosamente disvelando il nostro modo di essere e di reagire agli eventi. Una dura lezione di vita e di conoscenza.
I miei sentimenti nei confronti di mia madre e di mia sorella sono contrastanti. Al momento sono venuta alla conclusione che i legami famigliari non sono necessariamente da accettare e sopportare, ma possono anche essere messi in discussione e, se del caso, rifiutati. Per quel che mi riguarda è quello che mi sta accadendo. Non mi sono mai sentita parte integrante della famiglia in cui sono nata. Ne ho sofferto, mi sono arrabbiata, mi sono addolorata, ho fatto del male a me stessa perché non accettavo questa separazione. Ora è diverso.
La diversità di cui mi sento portatrice e che mi separa dalla mia famiglia biologica sto cominciando a viverla come una normalità, come un mio modo di essere che non è necessariamente "cattivo" (come ho creduto finora), ma alternativo. Con mia sorella non c'è più un rapporto ed ho fatto pace con questo. Va bene così, non devo più accettarla come mi era stato imposto un tempo e come mi imponevo anch'io. Del resto non ho scelto questa famiglia, anche se una mia amica sostiene che in qualche modo, in un tempo chissà quanto passato, in una dimensione diversa, io l'abbia fatto.
La malattia invalidante di mia madre l'ho vissuta ed in parte ancora la vivo come una "seccatura", come qualcosa che poteva essere evitato (lei ha cominciato a non prendere le medicine essenziali da non so quanto e questo ictus potrebbe essere stato causato proprio da questo). All'inizio ero arrabbiata con mia madre, con la sua testardaggine, con il suo non ascoltare i consigli. Adesso sono rassegnata. Va così e, forse, è un bene.
Vado in clinica a giorni alternati a quelli di mia sorella, dopo il lavoro. Le dò da mangiare, cerco di capire le frasi incomprensibili che dice, cerco di arginare gli scatti di rabbia che ogni tanto ha. Con il tempo ho imparato a prendere le distanze da lei e dalla sua malattia. Per salvarmi, anche se in parte sto "pagando" quello che è successo prima. Cerco di vivere gli istanti, oltre che i giorni, che mi rimangono liberi da questi "doveri" come meglio posso. Cerco di dar loro significato senza impegolarmi nei pensieri, nelle angosce che questa situazione mi "regala". Cerco di vivere sviluppando lo spirito più che la mente. Non è facile, cado a volte (sempre più raramente, devo dire) nel panico, nell'angoscia, nella tristezza.
Mi aggrappo ai miei libri, alle mie passioni, al lavoro, alla vita centellinata negli istanti, nei colori, nelle cose e nelle persone belle che mi capita di incontrare e con le quali cerco di interagire. Non rifiuto più la solitudine che mi fa da compagna di viaggio. In questa solitudine ho incontrato tanti insegnamenti, tante vie.
Ho solo bisogno di un pò di serenità, ora. Un pò di tranquillità. Non di felicità. La felicità è eterea e passeggera, la serenità accompagna i passi di ciascuno con costanza ed equilibrio. Mi sono ripromessa di far tesoro di tutti gli insegnamenti che mi sono dati. Spero che tutto questo tsunami fatto di dolore, di rabbia, di sacrificio, di tristezza finisca presto. Ho voglia di vivere serenamente, senza odiare nessuno, avendo saldato, con gentilezza, tutti i conti con le persone con le quali li avevo in sospeso.

