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lunedì 9 dicembre 2019

Disfatta totale

Venerdì prossimo tornerò in ufficio. Mi piace lavorare ma da qualche anno a questa parte ho voglia solo di andarmene in pensione. L'atmosfera che respiro sul luogo di lavoro, la situazione in cui versa l'Ente, trasformato in una sorta di feudo medioevale, il fatto di essere circondata (io e quelli come me) da personaggi disgustosi, pronti a vendersi alla prima offerta, rende penoso e faticoso questo ritorno.
Da un po' di anni a questa parte la situazione è andata sempre più deteriorandosi. Qualità del lavoro e qualità delle persone sono nettamente scadute. Anche la "qualità" di chi ricopre cariche di responsabilità è andata sempre più diventando un miraggio. Adesso per essere un buon dirigente - almeno dove lavoro io - oppure un buon responsabile e sperare di conservare la tua posizione, devi essere "allineato", pronto a venderti e a farti tappetino, pronto anche a mentire spudoratamente ed anche pronto a giocarti la vita privata quando, obbiettivamente, non ce n'è motivo. Non si bada più al bene dell'Ente e ad un certo benessere dei dipendenti quanto piuttosto a razzolare più soldi possibile, anche punendo il personale con mezzi tutto sommato leciti ma poco lecitamente utilizzati, abilmente manipolati. Chi ha il compito di amministrare è un po' come un moderno Nerone: sensibile agli applausi, alle piaggerie di certo parterre, al consenso ipocrita. Ipocrita perché il "nostro" Nerone sa bene che quel consenso mai sarebbe offerto se lui non fosse quel che è.
Dunque, guai ad avere una propria personalità, un proprio modo di vedere le cose, una propria dignità: si viene spazzati via a favore di coloro che sanno piegarsi a 360 gradi, che sanno prostrarsi, che sanno - appunto - prostituirsi. Perché la prostituzione si esercita anche negli enti pubblici, quando si è pronti a soddisfare tutti i comandi e tutte le richieste di chi detiene ed esercita il potere. Non è necessario vi sia un mercimonio sessuale.
Il "bello", metaforicamente parlando, di questa situazione è che innanzitutto non si è provato a fare nemmeno un minimo di resistenza. Nemmeno da parte sindacale. Anzi, il primo obbiettivo di certi sindacalisti è stato proprio quello di conquistarsi poltrone e tutta una serie di garanzie per sé e per i loro protetti. Il che ha inevitabilmente portato ad uno svilimento della funzione sindacale e ad una perdita di forza nei confronti dell'amministrazione che ora guarda ai sindacati come a delle mosche, fastidiose si, ma solo mosche che possono esser cacciate via con una mano.
Ma neanche i dipendenti hanno fatto resistenza, mostrando un fronte compatto. Tutt'altro. Chi è rimasto fuori da questo delirio - come me ed altri pochi colleghi degni di questo nome - siamo una sparuta minoranza. La maggior parte si è svenduta per avere 2-3 ore di straordinario (lo straordinario non è riconosciuto a tutti, ovviamente!), per altre prebende economiche, per avere un trattamento di favore in caso di trasferimenti e compagnia cantante. Chi resiste ha vita grama, circondato da dipendenti-spie pronti a vendere te dopo aver venduto se stessi.
Bel quadretto, vero? E tante altre cose ci sarebbero da dire. Ci si potrebbe scrivere un libro oppure un bell'articolo su qualche giornale serio (sempre che esistano giornali seri), invitando chi può a reperire le prove (che ci sono, se pure ben nascoste) di questo ennesimo modo mafioso di gestire un pubblico servizio.
Se il nostro fosse un Paese serio e non in mano ai corrotti ed ai corruttori, ci sarebbero gli estremi per prendere a pedate nel culo un sacco di gente, spedendoli dritti dritti, nella migliore delle ipotesi, a coltivare cipolle nei campi. Ma così non è. La realtà è un'altra, triste e miserevole.
E' inutile, dunque, continuare a chiedersi come mai l'Italia affonda poco dignitosamente nel fango quando il marcio ha ben attecchito nel mondo del lavoro sia privato che - gravemente - anche nel pubblico. Bisognerebbe fare tabula rasa di molte situazioni, di molti feudi personali, di molta gente autoreferenziale, corrotta e corruttibile, incapace e senza spina dorsale. Ma cui prodest? direbbero i nostri concretissimi progenitori Romani.
Me ne devo fare una ragione. Tornerò a lavorare consapevole (perché già lo so) che a me è stato tolto un altro pezzettino di stipendio. Per cosa poi? Ad altri, ai corruttibili, a quelli che hanno saputo prostituirsi, invece, è stato dato. Oramai non ci credo più nemmeno io che le cose possono cambiare. Perché gli umani non cambiano. Non tutti, purtroppo.

lunedì 21 gennaio 2019

Le aquile non volano a stormi

Ultimi "colpi di coda" di un'amicizia trasformatasi in non-so-cosa. Va bene così. Io mi evolvo, io vado avanti, malgrado l'amarezza ed un'iniziale sofferenza. Niente più che un pizzico, un pò di dolore, molto meno di anni fa, adesso quasi del tutto risolta. Panta rei.
Posso dire con certezza una cosa, però: sto imparando. E questo mi rende felice, mi stimola. Con il tempo, per dire, ho imparato a non arroccarmi sulle mie posizioni. Ho imparato ad essere flessibile, possibilista. Ovviamente la flessibilità non deve sconfinare nella pedestre adeguatezza a qualunque giacchetta, così come la comprensione dell'altrui natura non deve portare alla rinuncia alla mia personalità.
Mi sono trovata ad un punto in cui non potevo più giustificare o cercare di capire quel che dall'altra parte non mi si diceva e che io ben sapevo. Ho messo un punto fermo. Io, che, da certi punti di vista, dovrei considerarmi la "parte lesa". Un punto e basta. Non ho voglia di prendere in giro me stessa. Ho fatto quel che potevo e dovevo. Niente da rimproverarmi.
Adesso è subentrata una calma incredibile. A distanza di qualche giorno dal "chiarimento" (che, peraltro, è stato univoco) credo di aver metabolizzato un pò tutta la faccenda, passando dalle forche caudine dell'amarezza, del disincanto, del cinismo ed anche del dolore. Non è cosetta da niente rendersi conto che ero solo io a ritenere questo rapporto un'amicizia nel senso pieno del termine.
In tutto 'sto "ciarpame" è invischiata anche un'altra persona, quella che, fondamentalmente, ha innescato la miccia, se così si può dire, seminando falsità e pettegolezzi senza nessun fondamento di verità. La "prova" l'ho avuta nel momento in cui ho cominciato a mettere insieme una serie di informazioni che mi sono arrivate da più parti. Il problema è che questa persona (sono circondata da menti malate, non c'è che dire!) è talmente manipolatrice che è piuttosto difficile prenderla in castagna. Difficile, ma non impossibile.
Mi chiedo, poi, se ne valga la pena. Se, invece, è meglio lasciar cuocere entrambi nel loro beato brodo ed occuparmi e preoccuparmi di cose e persone più importanti. Ultimamente quest'ipotesi si va facendo sempre più spazio. In linea di massima non sono una persona vendicativa, preferisco dimenticare e mandar fuori la gente dalla mia vita. Solo una parte di me oppone resistenza dicendo che, tutto sommato, un bel "tiro mancino" non ci starebbe male, a volte.
Poi, improvvisamente, la notizia di un lutto per una mia carissima amica riporta tutto a quote più normali. A quelle quote alle quali dovremmo volare, senza perderci dietro stormi inconsistenti che non vanno da nessuna parte. Come scrive Battiato, "le aquile non volano a stormi". Le aquile volano da sole.

Giorni e mesi corrono veloci
la strada è oscura e incerta
e temo di offuscarmi
non prestare orecchio alle menzogne
non farti soffocare dai maligni
non ti nutrire di invidie e gelosie
In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno
Seguo la guida degli antichi saggi
mi affido al cuore ed attraverso il male
a chi confessi i tuoi segreti?
Ferito al mattino a sera offeso
salta su un cavallo alato
prima che l'incostanza offuschi lo splendore
In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno
shizukani tokino kizuni kurushimu
murewo kundewa tobanai taka
furuki oshiewo tadotte
kokoronomamani konokanashimiwo norikoete
*Franco Battiato*

giovedì 3 gennaio 2019

Considerazioni all'inizio del nuovo anno

Eccomi, catapultata nel 2019 senza aver molto capito come ci sono arrivata. Gli ultimi mesi sono stati piuttosto difficili, dal punto di vista emotivo.
Innanzitutto ho dovuto prendere atto del mutamento di animo di una persona che ritenevo amica e che, molto probabilmente, ha prestato ascolto ad una serie di bugie ben confezionate messe insieme da un'altra persona. Ho riflettuto molto se affrontare direttamente la persona amica o se lasciar perdere, facendo finta di non aver saputo né essermi accorta di niente. Ho optato per questa seconda possibilità, ma confesso che è stata piuttosto dura.
Per come sono fatta io, avrei voluto prendere per il bavero entrambi i soggetti e costringerli a sputar fuori la verità. Roba da film d'azione americano, dove i buoni trionfano sempre ed il male si dilegua con la coda tra le gambe. Ero, però, cosciente che un tipo di reazione del genere avrebbe reso vero quel che vero non è. La gente non è pronta alla verità e all'immediatezza della comunicazione. Specialmente certa gente.
Allora ho riflettuto ancora. Mi son detta che la cosa migliore era aspettare che le cose si quietassero e che la melma (per non dire altro...) venisse a galla da sola, con conseguente sbugiardamento della seconda persona, una vipera dall'apparenza della dama di carità delle Orsoline.
Probabilmente, almeno per quel che mi riguarda, l'amicizia con la prima persona non è più. Non so se mai si riuscirà ad affrontare l'argomento e se verrà fuori tutta la manipolazione alla quale la seconda persona ha sottoposto la prima per attirarla dalla sua parte. Non so se mai mi saranno date spiegazioni e, allo stato attuale dell'arte, onestamente non ho molta voglia di ascoltarle.
Non credo che le incrinature nelle amicizie possano facilmente rinsaldarsi, come sostengono in molti. Chi mi conosce - e la prima persona ha avuto modo di conoscermi bene - sa che certi comportamenti non mi appartengono. Il fatto che questa persona, malgrado mi conoscesse, malgrado le confidenze reciproche, malgrado il mostrarsi così come si è, abbia potuto dare credito a cattiverie e pettegolezzi gratuiti mi ha fatto riflettere molto
Mi sono sentita tradita. Ecco, questo è stato il primo sentimento che ho avvertito nitidamente. Poi mi sono sentita anche un pò offesa: perché non darmi spiegazioni di un così repentino cambio di umore? Poi è subentrato il dispiacere. Non ho voglia di chiarire perché non ho niente da chiarire. A volte le cose si comprendono dopo anni, forse sarà così anche stavolta. Adesso ho attraversato la frontiera del dolore e va bene così.
Quello che non mi abbatte mi rende più forte.