Venerdì prossimo tornerò in ufficio. Mi piace lavorare ma da qualche anno a questa parte ho voglia solo di andarmene in pensione. L'atmosfera che respiro sul luogo di lavoro, la situazione in cui versa l'Ente, trasformato in una sorta di feudo medioevale, il fatto di essere circondata (io e quelli come me) da personaggi disgustosi, pronti a vendersi alla prima offerta, rende penoso e faticoso questo ritorno.
Da un po' di anni a questa parte la situazione è andata sempre più deteriorandosi. Qualità del lavoro e qualità delle persone sono nettamente scadute. Anche la "qualità" di chi ricopre cariche di responsabilità è andata sempre più diventando un miraggio. Adesso per essere un buon dirigente - almeno dove lavoro io - oppure un buon responsabile e sperare di conservare la tua posizione, devi essere "allineato", pronto a venderti e a farti tappetino, pronto anche a mentire spudoratamente ed anche pronto a giocarti la vita privata quando, obbiettivamente, non ce n'è motivo. Non si bada più al bene dell'Ente e ad un certo benessere dei dipendenti quanto piuttosto a razzolare più soldi possibile, anche punendo il personale con mezzi tutto sommato leciti ma poco lecitamente utilizzati, abilmente manipolati. Chi ha il compito di amministrare è un po' come un moderno Nerone: sensibile agli applausi, alle piaggerie di certo parterre, al consenso ipocrita. Ipocrita perché il "nostro" Nerone sa bene che quel consenso mai sarebbe offerto se lui non fosse quel che è.
Dunque, guai ad avere una propria personalità, un proprio modo di vedere le cose, una propria dignità: si viene spazzati via a favore di coloro che sanno piegarsi a 360 gradi, che sanno prostrarsi, che sanno - appunto - prostituirsi. Perché la prostituzione si esercita anche negli enti pubblici, quando si è pronti a soddisfare tutti i comandi e tutte le richieste di chi detiene ed esercita il potere. Non è necessario vi sia un mercimonio sessuale.
Il "bello", metaforicamente parlando, di questa situazione è che innanzitutto non si è provato a fare nemmeno un minimo di resistenza. Nemmeno da parte sindacale. Anzi, il primo obbiettivo di certi sindacalisti è stato proprio quello di conquistarsi poltrone e tutta una serie di garanzie per sé e per i loro protetti. Il che ha inevitabilmente portato ad uno svilimento della funzione sindacale e ad una perdita di forza nei confronti dell'amministrazione che ora guarda ai sindacati come a delle mosche, fastidiose si, ma solo mosche che possono esser cacciate via con una mano.
Ma neanche i dipendenti hanno fatto resistenza, mostrando un fronte compatto. Tutt'altro. Chi è rimasto fuori da questo delirio - come me ed altri pochi colleghi degni di questo nome - siamo una sparuta minoranza. La maggior parte si è svenduta per avere 2-3 ore di straordinario (lo straordinario non è riconosciuto a tutti, ovviamente!), per altre prebende economiche, per avere un trattamento di favore in caso di trasferimenti e compagnia cantante. Chi resiste ha vita grama, circondato da dipendenti-spie pronti a vendere te dopo aver venduto se stessi.
Bel quadretto, vero? E tante altre cose ci sarebbero da dire. Ci si potrebbe scrivere un libro oppure un bell'articolo su qualche giornale serio (sempre che esistano giornali seri), invitando chi può a reperire le prove (che ci sono, se pure ben nascoste) di questo ennesimo modo mafioso di gestire un pubblico servizio.
Se il nostro fosse un Paese serio e non in mano ai corrotti ed ai corruttori, ci sarebbero gli estremi per prendere a pedate nel culo un sacco di gente, spedendoli dritti dritti, nella migliore delle ipotesi, a coltivare cipolle nei campi. Ma così non è. La realtà è un'altra, triste e miserevole.
E' inutile, dunque, continuare a chiedersi come mai l'Italia affonda poco dignitosamente nel fango quando il marcio ha ben attecchito nel mondo del lavoro sia privato che - gravemente - anche nel pubblico. Bisognerebbe fare tabula rasa di molte situazioni, di molti feudi personali, di molta gente autoreferenziale, corrotta e corruttibile, incapace e senza spina dorsale. Ma cui prodest? direbbero i nostri concretissimi progenitori Romani.
Me ne devo fare una ragione. Tornerò a lavorare consapevole (perché già lo so) che a me è stato tolto un altro pezzettino di stipendio. Per cosa poi? Ad altri, ai corruttibili, a quelli che hanno saputo prostituirsi, invece, è stato dato. Oramai non ci credo più nemmeno io che le cose possono cambiare. Perché gli umani non cambiano. Non tutti, purtroppo.
Da un po' di anni a questa parte la situazione è andata sempre più deteriorandosi. Qualità del lavoro e qualità delle persone sono nettamente scadute. Anche la "qualità" di chi ricopre cariche di responsabilità è andata sempre più diventando un miraggio. Adesso per essere un buon dirigente - almeno dove lavoro io - oppure un buon responsabile e sperare di conservare la tua posizione, devi essere "allineato", pronto a venderti e a farti tappetino, pronto anche a mentire spudoratamente ed anche pronto a giocarti la vita privata quando, obbiettivamente, non ce n'è motivo. Non si bada più al bene dell'Ente e ad un certo benessere dei dipendenti quanto piuttosto a razzolare più soldi possibile, anche punendo il personale con mezzi tutto sommato leciti ma poco lecitamente utilizzati, abilmente manipolati. Chi ha il compito di amministrare è un po' come un moderno Nerone: sensibile agli applausi, alle piaggerie di certo parterre, al consenso ipocrita. Ipocrita perché il "nostro" Nerone sa bene che quel consenso mai sarebbe offerto se lui non fosse quel che è.
Dunque, guai ad avere una propria personalità, un proprio modo di vedere le cose, una propria dignità: si viene spazzati via a favore di coloro che sanno piegarsi a 360 gradi, che sanno prostrarsi, che sanno - appunto - prostituirsi. Perché la prostituzione si esercita anche negli enti pubblici, quando si è pronti a soddisfare tutti i comandi e tutte le richieste di chi detiene ed esercita il potere. Non è necessario vi sia un mercimonio sessuale.
Il "bello", metaforicamente parlando, di questa situazione è che innanzitutto non si è provato a fare nemmeno un minimo di resistenza. Nemmeno da parte sindacale. Anzi, il primo obbiettivo di certi sindacalisti è stato proprio quello di conquistarsi poltrone e tutta una serie di garanzie per sé e per i loro protetti. Il che ha inevitabilmente portato ad uno svilimento della funzione sindacale e ad una perdita di forza nei confronti dell'amministrazione che ora guarda ai sindacati come a delle mosche, fastidiose si, ma solo mosche che possono esser cacciate via con una mano.
Ma neanche i dipendenti hanno fatto resistenza, mostrando un fronte compatto. Tutt'altro. Chi è rimasto fuori da questo delirio - come me ed altri pochi colleghi degni di questo nome - siamo una sparuta minoranza. La maggior parte si è svenduta per avere 2-3 ore di straordinario (lo straordinario non è riconosciuto a tutti, ovviamente!), per altre prebende economiche, per avere un trattamento di favore in caso di trasferimenti e compagnia cantante. Chi resiste ha vita grama, circondato da dipendenti-spie pronti a vendere te dopo aver venduto se stessi.
Bel quadretto, vero? E tante altre cose ci sarebbero da dire. Ci si potrebbe scrivere un libro oppure un bell'articolo su qualche giornale serio (sempre che esistano giornali seri), invitando chi può a reperire le prove (che ci sono, se pure ben nascoste) di questo ennesimo modo mafioso di gestire un pubblico servizio.
Se il nostro fosse un Paese serio e non in mano ai corrotti ed ai corruttori, ci sarebbero gli estremi per prendere a pedate nel culo un sacco di gente, spedendoli dritti dritti, nella migliore delle ipotesi, a coltivare cipolle nei campi. Ma così non è. La realtà è un'altra, triste e miserevole.
E' inutile, dunque, continuare a chiedersi come mai l'Italia affonda poco dignitosamente nel fango quando il marcio ha ben attecchito nel mondo del lavoro sia privato che - gravemente - anche nel pubblico. Bisognerebbe fare tabula rasa di molte situazioni, di molti feudi personali, di molta gente autoreferenziale, corrotta e corruttibile, incapace e senza spina dorsale. Ma cui prodest? direbbero i nostri concretissimi progenitori Romani.
Me ne devo fare una ragione. Tornerò a lavorare consapevole (perché già lo so) che a me è stato tolto un altro pezzettino di stipendio. Per cosa poi? Ad altri, ai corruttibili, a quelli che hanno saputo prostituirsi, invece, è stato dato. Oramai non ci credo più nemmeno io che le cose possono cambiare. Perché gli umani non cambiano. Non tutti, purtroppo.

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