domenica 8 dicembre 2019

Danza silenziosa

Ieri pomeriggio, dopo due mesi di convalescenza a causa di un'operazione, sono uscita a farmi una passeggiata nel quartiere, facendo attenzione a non stancarmi più del dovuto (sono ancora un po' sofferente). Mi piace passeggiare per le vie del quartiere. E' un'abitudine che coltivo da diverso tempo. Dopo due mesi di sosta forzata, poi, mi sembrava che tutto fosse "nuovo": palazzi, panorami, strade, negozi... tutto.
La sosta forzata, devo riconoscere, mi è servita molto. All'inizio non l'ho presa affatto bene: gli orari da rispettare per quel che riguarda le visite mediche, il fatto che immaginavo una convalescenza più rapida e meno invalidante e cose così. Poi, però, dopo aver "frignato" un po' 😊, mi sono resa conto che questo fermo nella mia vita di tutti i giorni non è capitato a caso. Tutt'altro.
Nel tran tran di tutti i giorni, lavoro-casa-spesa-faccende, ho trovato sempre poco tempo se non nessun tempo per stare con me stessa e conoscermi meglio. E' stato sempre tutta una corsa: vuoi per i mezzi pubblici che a Roma sono un "dramma" sociale, vuoi per i problemi lavorativi, che si solidificavano in lamentazioni continue unitamente ad un velo di depressione e senso di impotenza. Arrivavo a casa praticamente sfiancata mentalmente, più che fisicamente. Ed il malumore mi impediva di stare realmente con me stessa.
Questi benedetti - è davvero il caso che io lo dica! - mesi di convalescenza mi hanno aperto nuovi spiragli che, poco a poco, si sono rivelati essere delle finestre su me stessa e su quanto mi circonda. La distrazione con la quale ho guardato al mondo che mi circonda un po' non me la perdono. Ci sono tante cose e tante persone alle quali fare attenzione. Tante sfumature. Tante cose da dare, sentimenti da provare, emozioni...
Venerdì prossimo rientrerò in ufficio, purtroppo. Cercherò di portare con me e di sviluppare questo senso di "koinè", come la chiamavano i greci, di comunità. Mi aspetto che sia un po' difficile, per la situazione che da anni affligge l'ente in cui lavoro, ma sono consapevole che posso e devo "affrontare" tutto con uno spirito diverso: se voglio che le cose cambino devo essere io a cambiare. Il resto arriverà di conseguenza.
Oggi mi godo ancora questi scampoli di pace e di serenità. Mi godo, soprattutto, il silenzio: un bene prezioso fin troppo "snobbato", devo dire. Per la prima volta in tanti anni non ho potuto godermi la festa dell'Immacolata al mio quartiere di origine. Un po' mi è dispiaciuto, soprattutto per mia madre, con la quale pranzavamo e aspettavamo il passaggio della processione; ma mi è dispiaciuto anche per l'atmosfera, i ricordi, le sensazioni che travalicavano la bruttura delle bancarelle (niente da fare: gli anni hanno inciso negativamente sulla qualità della merce!) per approdare a tempi più felici, una sorta di "età dell'oro", a metà tra la fanciullezza e l'adolescenza.
Mi è capitato di pensare che, comunque, anche questa mia assenza non sia stata casuale. In questa giornata di inizio dicembre, la confusione in quartiere è tanta: gente ovunque, musica e richiami a tutto volume, confusione... Invece qui, in casa, il silenzio è così confortante, così liscio e tranquillo, avvolgente. Va bene così. Sto imparando a non forzare troppo la mano alle situazioni ed alle emozioni. Ho sempre creduto che la vita fosse una danza: ora devo solo andare a tempo senza star troppo a pensare ai passi. E, soprattutto, devo riprendermi il mio di tempo. Ascoltare la mia musica, lasciarmi andare, non pensare a quel che penserebbero gli altri se io dicessi o facessi la tal cosa piuttosto che la talaltra.
Voglio vivere la mia vita pienamente. Emozioni, sensazioni, sbagli compresi. Sono meravigliosamente imperfetta e non me ne importa più niente, oramai.

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