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sabato 11 aprile 2026

Al di là

Sono nella tempesta, prima o poi passerà, lo so. Al momento mi sta "regalando" momenti di tristezza, di malinconia, di rabbia.
Ci sono momenti in cui mi sento avvolta dalla solitudine, dal silenzio e mi prende un pò il panico. Sembra che siano spariti tutti dalla mia vita: amici e parenti. Oppure che mi sia allontanata io da tutti loro quasi senza accorgermene (almeno in alcuni casi, per quel che riguarda altre situazioni il mio allontanamento è stato deliberato, voluto).
Sto imparando a fare le cose da sola, a cercare aiuto da sola, a costruire anche brevi collegamenti in base alle mie esigenze. Mi sembra di essere "regredita" ai primi decenni della mia vita, quando mi guardavo intorno e guardavo il mondo che mi sembrava allora (ed in parte mi sembra anche adesso) una sorta di isola misteriosa ed in parte pericolosa. 
Abbiamo venduto, nel frattempo, la casa dove sia mia sorella che io abbiamo vissuto per trent'anni. Stiamo raccogliendo ricordi, rimasugli di vita, fotografie, posate e bicchieri mai utilizzati, asciugamani ricamati a mano anch'essi mai utilizzati... Ogni cosa, ogni bicchiere, ogni fotografia è un colpo al cuore che bisogna superare in nome dell'impellente consegna dell'appartamento. Trent'anni evaporati nell'arco di pochi mesi. E' così che va la vita, anche così. E credo che sia giusto, in fondo. Si vive il presente e non il passato, il tempo che abbiamo davanti ogni giorno. Ed è così che sto cercando di fare, lasciando il passato al passato, sforzandomi di rimanere centrata nell'attimo presente.
Sono un pò stanca, sia fisicamente che emotivamente. Quando sarà stipulato il rogito e saranno sistemate altre piccole cose che chiuderanno tutto, non so come starò. Mi capita di pensare che potrebbe esserci una sorta di "tracollo emotivo" ma sto lavorando anche su questo, affinché prevalga la salvaguardia della mia salute. Per questo ho iniziato ad andare da uno psicologo, perché voglio guarire emotivamente, voglio pensare a me stessa, a recuperare quella che realmente sono. Voglio finalmente guardarmi al di là dei condizionamenti e delle sovrastrutture che mi sono state costruite intorno e che mi sono costruita anch'io.
Voglio finalmente iniziare a volermi bene sul serio.

domenica 3 novembre 2024

Adesso basta

Deviantart.com

E' il momento degli addii, del distacco, del "a non più rivederci". Definitivo. Irreversibile. Io sono così: difficilmente torno sui miei passi, perché ci penso e ripenso e quando prendo una decisione che molti potrebbero definire "drastica" è perché l'ho maturata nel corso dei giorni, dei mesi.
In questo periodo - in realtà un mese - che ho cambiato (finalmente!) lavoro, sto prendendo coscienza di molte cose. Non sempre piacevoli, è onesto dirlo.
Il periodo appena passato della mia vita mi ha vista quasi "mendicare" un pò di amicizia, di attenzione. Il mendicare comporta, però, dover rinunciare ad una parte di quel che si è per adeguarsi a chi vogliamo che si interessi a noi. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire adeguarsi, spesso tacere, altre volte assentire malgrado le perplessità.
Ora credo che nessuna amicizia degna di questo nome valga questi compromessi. 
Nel momento del distacco dalla "vecchia" vita, molte conoscenze (oramai penso siano e siano state solo tali) sono scolorite, evaporate, dissolte. Per me è arrivato il momento della solitudine. Trovarmi in una sorta di deserto senza avere punti di riferimento (al di là della mia amica storica, ovviamente, che purtroppo non vive nella mia stessa regione). Ma penso che sia proprio questo quello che doveva accadere: il deserto. Imparare a contare su me stessa, imparare a non aver timore di esprimermi perché non c'è nessuno da perdere. E pure se fosse, pure se rischiassi di perdere qualcuno, evidentemente non valeva la pena di tenerlo al mio fianco, quel qualcuno.
Il deserto è camminare nelle strade della mia città da sola, attraversando la folla senza lasciarmene fagocitare. Significa resistere alla "tentazione" di mendicare. Non c'è niente da mendicare. E' il momento di avvolgermi nel mio abbraccio e ritornare a me stessa.
Adesso devo smaltire ancora un pò di risentimento, di rabbia, di tristezza. Tutto così profondamente umano... Ma è anche il momento di non forzare i tempi. Di assaporare la bellezza di essere sola, avvolta dal tempo, dal vento, dal mondo, dalla lentezza. Senza avere paura. Non è come, appena bambina, mi gettarono in piscina nell'acqua alta, io che ho sempre avuto paura dell'acqua. Non è più così.
Adesso sto imparando a lasciarmi andare. Sia quel che sia. Dopotutto siamo solo in parte costruttori del nostro destino. Ci sono forze imponderabili (per fortuna, mi vien da dire) che provvedono a non farci cadere rovinosamente, a non perderci. Per fortuna. Devo solo lasciare che sia. Abbandonarmi. Vivere giorno per giorno ed essere quella che sono. 
Il cammino è iniziato. Con qualche esitazione, è vero, ma indietro non ci torno.



domenica 24 marzo 2024

Tempo di silenzio

Deviantart - Amicizia

Sto operando una sorta di epurazione, nella mia vita. Non ho più voglia di stare con chi mi fa sentire a disagio. Questo disagio, lo riconosco, in parte deriva da sensazioni, emozioni non risolte. Ed è proprio il mio intento di risolverle che mi fa allontanare da certe persone.
Un detto afferma che non è che la gente cambia, ma, piuttosto, che si rivela.  Ed è vero. C'è molta ipocrisia, in giro. Del resto viviamo in un'epoca che fonda tutto sull'immagine che si da' agli altri.
Al momento sono sola, nel senso che le amicizie sono, oramai, evaporate. Ho bisogno di silenzio e di cercarmi, trovarmi, capire dove voglio andare, qual è il mio sentiero. Alle volte la "vecchia me" si lascia prendere dalla malinconia per non poter condividere i miei pensieri e le mie sensazioni con un'amica o un amico. Poi passa. E' bene che stia sola per un po'. E' bene che non torni a perdermi nuovamente, ignorando gli stimoli a cercare qualcosa di più e di diverso dall'ipocrisia, dalla noia, dall'esteriorità.
Differentemente dal passato, questa solitudine non mi pesa più di tanto. Sono, in fondo, in compagnia delle mie sensazioni e delle mie emozioni che, spesso, non riesco a comunicare perché non riesco a trovare le parole per farlo.
Mi sto riavvicinando alla fede. In realtà non me ne sono mai allontanata. Credo che la fede faccia profondamente parte di quel che sono. Permei le mie cellule ed il mio spirito. Inutile che io lo neghi. E' difficile credere malgrado il silenzio e Dio è anche silenzio. Io devo accettare il silenzio di questi giorni, di questo periodo così particolare e così difficile. Devo resistere alla "smania" di accendere la tivvù, di ravanare sul cellulare, di aprire diecimila libri. Devo esercitare la pazienza, perché il silenzio, prima o poi, mi parlerà.
Alle persone che sono entrate e che stanno uscendo dalla mia vita auguro ogni bene. Spero che possano essere felici e serene, che possano realizzare i loro sogni, che godano sempre di buona salute. Non ho recriminazioni da muovere nei loro confronti: quella "me" non c'è più. Vorrò sempre loro bene, in qualche modo, ma non apparteniamo alla stessa "onda". Siamo un mare diverso, siamo cieli differenti, siamo voli non uguali.



sabato 9 dicembre 2023

Bridge over troubled water


Adesso avrei bisogno proprio di un "traghettatore", che mi aiutasse ad attraversare questo fiume in piena, questo oceano, queste cascate tumultuose. Al di là si aprono praterie sconfinate da esplorare. Devo e voglio farcela. E' tempo di dire "basta".
Ho pianto tanto ed ancora sto piangendo. Ho detto a Dio che sono stanca, che mi aiutasse a cambiare, a rompere certi legami, certi fastidiosi (ormai) legami. Mi aiutasse a prendere le distanze, a non lasciarmi coinvolgere.
Mi sento come se fossi esplosa in mille atomi. Come se fossi polverizzata. Ora devo ricostruirmi. Devo cominciare da zero. Nulla di quello che è stato finora deve più essere.

lunedì 16 dicembre 2019

Passaggi lenti

In questi giorni percepisco chiaramente tutta la mia fragiltà, tutti i miei limiti, tutte le mie paure. Mi sento letteralmente in alto mare. Sarà perché ho seriamente messo in discussione una serie di scelte e di atteggiamenti (miei, ovviamente). Sarà perché, anche, ho deciso di vivere più profondamente la mia fede, dopo aver "lottato" per diverso tempo con una parte di me stessa, con il mondo intero (più o meno) e con la mia problematica autostima.
In questa fase di ritorno dalla convalescenza sto camminando pianissimo, così come mi è stato consigliato dalla fisioterapista. Ed anche questo mi sta offrendo una visione del mondo diversa ed anche una visione della vita e delle cose della vita che prima non avevo, presa com'ero a cercare di tornare a casa dal lavoro il prima possibile, a cercare di sopravvivere in un ambiente lavorativo ostile e deprimente. Non devo sopravvivere, devo, piuttosto, vivere. Anche se le condizioni intorno non sono favorevoli, non sono quelle che desidererei. C'è sempre qualcosa di buono da portare a casa, basta cercare, basta fare attenzione.
Non credo che le cose capitino a caso, penso, piuttosto, che ogni cosa che accade abbia qualcosa da insegnarmi. Spesso le "lezioni" non sono proprio una passeggiata di salute, soprattutto perché mi sono accorta che spesso sono io a rifiutarmi di apprendere. Anche questa recente pausa forzata, dovuta ad un intervento più complesso del previsto, è sicuramente stata un'ottima occasione per capire come e cosa devo cambiare nella mia vita.
Riavvicinarmi alla fede è un'operazione piuttosto lunga, ma necessaria. Non sono mai stata atea, in definitiva. Ho sempre creduto, dapprincipio per educazione, visto che provengo da una famiglia cattolica, poi per convinzione personale. Avverto la mancanza di una dimensione trascendente, più spirituale che fa parte di me, lo so. Che è una necessità, oltre che essere una scelta.
In questi ultimi 10 anni ho fatto una full immersion nella realtà che non è stata salutare, perché mi sono lasciata investire da vicende e da situazioni che mi hanno lentamente logorata. E, in fondo, il mio sentirmi fuori posto, stanca, un po' depressa temo sia anche frutto di questo concentrarmi troppo sul negativo della vita. Per intenderci: troppa cronaca nera, troppi telefilm in cui la violenza, i delitti, la paura la facevano da padrone. Lentamente queste cose è come se tutto questo mi avesse avvelenata. Non ho saputo (o voluto?) filtrare le esperienze, le situazioni, le notizie, gli umori, le reazioni. Sono andata - ancora una volta - troppo di fretta a catalogare, arrabbiarmi, additare, detestare. Ad un certo punto, non so precisamente quando ma poco importa, ho cominciato a vedere tutto nero, irrimediabilmente: mondo, umani, situazioni... Non vedevo più via d'uscita, non vedevo riscatto, non vedevo soluzione.
Ora è tempo di venirne fuori. Venir fuori da questa "disperazione esistenziale" che ha lentamente eroso il mio fondamentale positivismo, la mia fiducia, la mia grinta. Mi chiedo se, forse, era necessario questo perché approdassi ai convincimenti ed alle risoluzioni che sto attualmente esplorando. Devo accettare anche che non ci siano, spesso, risposte. Devo accettare, anche, di lasciar andare, di non pensare. Devo accettare che bisogna assaporare la vita, non tragugiarla senza memorizzarne il sapore, l'odore. Non ci deve essere fretta, ma consapevolezza.
Tutto questo comporta, inevitabilmente, uno stravolgimento dei ritmi di vita. In positivo, beninteso. Lentezza, consapevolezza, tempo, osservazione, ascolto. A volte prevale la vecchia tentazione di gettarmi nelle "braccia" metaforiche di quelle situazioni nelle quali mi sono sempre mossa. A volte cedo, poi, però, capisco e mi riprendo, cosa che prima non accadeva. Se c'è un programma che mi inquieta, per televisione, per esempio, invece di guardarmelo fino in fondo con morbosa curiosità, adesso cambio canale. Mi cerco un programma sugli animali, per esempio, o sulle bellezze di questo nostro splendido Paese. Voglio alleggerire la mia testa e il mio animo, non pensare, non angustiarmi per situazioni che non posso risolvere perché non sta a me farlo. Non voglio vivere con una nuvola nera costantemente avviluppata attorno alla mia testa e al mio cuore.
Al momento questa decisione mi sta scuotendo non poco. Avverto tutta una sorta di malesseri sia fisici che interiori. Turbolenze, voglia di piangere, attacchi di panico, ipocondria... e chi più ne ha più ne metta. Non sempre riesco a rimanere serena e consapevole. Ho avuto due episodi di totale smarrimento, nei quali ho pianto e mi sono disperata come una bambina impaurita. E tale mi sentivo.
Ho fiducia che tutto questo contribuirà a creare una me stessa migliore, ma al momento mi fa tremare le vene ed i polsi... Panta rei, tutto scorre. Tutto passa.

domenica 8 dicembre 2019

Danza silenziosa

Ieri pomeriggio, dopo due mesi di convalescenza a causa di un'operazione, sono uscita a farmi una passeggiata nel quartiere, facendo attenzione a non stancarmi più del dovuto (sono ancora un po' sofferente). Mi piace passeggiare per le vie del quartiere. E' un'abitudine che coltivo da diverso tempo. Dopo due mesi di sosta forzata, poi, mi sembrava che tutto fosse "nuovo": palazzi, panorami, strade, negozi... tutto.
La sosta forzata, devo riconoscere, mi è servita molto. All'inizio non l'ho presa affatto bene: gli orari da rispettare per quel che riguarda le visite mediche, il fatto che immaginavo una convalescenza più rapida e meno invalidante e cose così. Poi, però, dopo aver "frignato" un po' 😊, mi sono resa conto che questo fermo nella mia vita di tutti i giorni non è capitato a caso. Tutt'altro.
Nel tran tran di tutti i giorni, lavoro-casa-spesa-faccende, ho trovato sempre poco tempo se non nessun tempo per stare con me stessa e conoscermi meglio. E' stato sempre tutta una corsa: vuoi per i mezzi pubblici che a Roma sono un "dramma" sociale, vuoi per i problemi lavorativi, che si solidificavano in lamentazioni continue unitamente ad un velo di depressione e senso di impotenza. Arrivavo a casa praticamente sfiancata mentalmente, più che fisicamente. Ed il malumore mi impediva di stare realmente con me stessa.
Questi benedetti - è davvero il caso che io lo dica! - mesi di convalescenza mi hanno aperto nuovi spiragli che, poco a poco, si sono rivelati essere delle finestre su me stessa e su quanto mi circonda. La distrazione con la quale ho guardato al mondo che mi circonda un po' non me la perdono. Ci sono tante cose e tante persone alle quali fare attenzione. Tante sfumature. Tante cose da dare, sentimenti da provare, emozioni...
Venerdì prossimo rientrerò in ufficio, purtroppo. Cercherò di portare con me e di sviluppare questo senso di "koinè", come la chiamavano i greci, di comunità. Mi aspetto che sia un po' difficile, per la situazione che da anni affligge l'ente in cui lavoro, ma sono consapevole che posso e devo "affrontare" tutto con uno spirito diverso: se voglio che le cose cambino devo essere io a cambiare. Il resto arriverà di conseguenza.
Oggi mi godo ancora questi scampoli di pace e di serenità. Mi godo, soprattutto, il silenzio: un bene prezioso fin troppo "snobbato", devo dire. Per la prima volta in tanti anni non ho potuto godermi la festa dell'Immacolata al mio quartiere di origine. Un po' mi è dispiaciuto, soprattutto per mia madre, con la quale pranzavamo e aspettavamo il passaggio della processione; ma mi è dispiaciuto anche per l'atmosfera, i ricordi, le sensazioni che travalicavano la bruttura delle bancarelle (niente da fare: gli anni hanno inciso negativamente sulla qualità della merce!) per approdare a tempi più felici, una sorta di "età dell'oro", a metà tra la fanciullezza e l'adolescenza.
Mi è capitato di pensare che, comunque, anche questa mia assenza non sia stata casuale. In questa giornata di inizio dicembre, la confusione in quartiere è tanta: gente ovunque, musica e richiami a tutto volume, confusione... Invece qui, in casa, il silenzio è così confortante, così liscio e tranquillo, avvolgente. Va bene così. Sto imparando a non forzare troppo la mano alle situazioni ed alle emozioni. Ho sempre creduto che la vita fosse una danza: ora devo solo andare a tempo senza star troppo a pensare ai passi. E, soprattutto, devo riprendermi il mio di tempo. Ascoltare la mia musica, lasciarmi andare, non pensare a quel che penserebbero gli altri se io dicessi o facessi la tal cosa piuttosto che la talaltra.
Voglio vivere la mia vita pienamente. Emozioni, sensazioni, sbagli compresi. Sono meravigliosamente imperfetta e non me ne importa più niente, oramai.

martedì 30 aprile 2019

Rinascite

Dopo una giornata, quella di ieri, in cui un'imprevista e stizzosa pioggerella ci ha tormentati fino a sera, oggi il cielo pare tornato sereno. Unica nota un pò stonata il freddo che, pungente, corre lungo le strade di Roma intirizzendoci tutti. E' una primavera che non vuole sbocciare, questa.
Ho bisogno di un pò di riposo. La mattina il sonno mi accompagna durante il mio tragitto verso l'ufficio. Sui mezzi pubblici fatico a tenere gli occhi aperti e spesso mi capita di chiuderli per brevi attimi che mi sembrano un'eternità. Attimi brevi ma con l'intensità di un sonno vero, profondo, senza sogni, senza suoni. Ne incontro molti in queste condizioni, la mattina.
Si fatica a fare due chiacchiere, anche perché il rumore del tram o del bus spesso sovrasta il tono della voce. Si fa fatica persino a pensare mentre il tram o il bus buca l'oscurità, si ferma cigolando, raccoglie altri silenziosi mattinieri facendo entrare folate improvvise di aria fredda. La mattina presto è completamente diversa dal vociare confuso e spesso fastidioso delle altre ore della giornata. E' un momento quieto in cui cullarsi ancora un pò prima di essere fagocitati dal ritmo incalzante del resto della giornata.
Ho sempre amato la mattina presto, anche in questi frangenti, quando la stanchezza sembra voler prendere il sopravvento. Mi piace la promessa che contiene ogni mattina, la possibilità di ricominciare, rinascere, riprovare ed anche la sorpresa.
Ultimamente evito di pensare al domani e cerco, piuttosto, di concentrarmi sull'immediato, sul momento presente. Trovo che pensare al domani sia spesso una speculazione azzardata. Ci sarà un domani? Non voglio dire che non bisogna coltivare la speranza, ma che bisogna vivere oggi e non rimandare. Per cui anche le più piccole sensazioni sono importanti, anche le sfumature. Anche per questo ho deciso di prendere a cuor leggero certe "delusioni".
In fondo le delusioni nascono da aspettative disattese. Ti aspetti che una persona sia in un modo e poi ti si rivela in un altro. Ti aspetti che ti ami e poi scopri che ti sei ingannat* e ti vuole solo bene. Penso che quando ci si accorge che le persone non sono in armonia con quel che noi siamo, bisogna solo prendere un pò le distanze. Non si può essere amici di tutti e pure nell'amicizia esistono sfumature.
Per molto tempo ho riversato nelle amicizie e nelle conoscenze il mio vissuto passato, il mio bisogno di affetto, di essere al centro dei pensieri di chi mi era vicino, che fosse amic* o compagno di vita. Ed ho interpretato ogni allontanamento come un tradimento o, peggio ancora, come un rifiuto. Ho lavorato su questo e ci sto ancora lavorando. Adesso non vedo più le cose in questo modo. Quando succede - e recentemente è successo ancora - dico a me stessa "capita!". Il che non vuol dire che non ci rimango male, ma che queste cose fanno parte della vita e che non mi sento più "in colpa", come succedeva prima, ad allontanarmi pure io, quando è necessario.
Mettere in pratica, piano piano, queste "regole di vita" mi sta regalando quella leggerezza alla quale aspiro da tanto tempo. L'animo è leggero e questo mi fa stare bene. Non nutro risentimento nei confronti di nessuno, sono troppo impegnata a voler bene a me stessa.