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E' il momento degli addii, del distacco, del "a non più rivederci". Definitivo. Irreversibile. Io sono così: difficilmente torno sui miei passi, perché ci penso e ripenso e quando prendo una decisione che molti potrebbero definire "drastica" è perché l'ho maturata nel corso dei giorni, dei mesi.
In questo periodo - in realtà un mese - che ho cambiato (finalmente!) lavoro, sto prendendo coscienza di molte cose. Non sempre piacevoli, è onesto dirlo.
Il periodo appena passato della mia vita mi ha vista quasi "mendicare" un pò di amicizia, di attenzione. Il mendicare comporta, però, dover rinunciare ad una parte di quel che si è per adeguarsi a chi vogliamo che si interessi a noi. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire adeguarsi, spesso tacere, altre volte assentire malgrado le perplessità.
Ora credo che nessuna amicizia degna di questo nome valga questi compromessi.
Nel momento del distacco dalla "vecchia" vita, molte conoscenze (oramai penso siano e siano state solo tali) sono scolorite, evaporate, dissolte. Per me è arrivato il momento della solitudine. Trovarmi in una sorta di deserto senza avere punti di riferimento (al di là della mia amica storica, ovviamente, che purtroppo non vive nella mia stessa regione). Ma penso che sia proprio questo quello che doveva accadere: il deserto. Imparare a contare su me stessa, imparare a non aver timore di esprimermi perché non c'è nessuno da perdere. E pure se fosse, pure se rischiassi di perdere qualcuno, evidentemente non valeva la pena di tenerlo al mio fianco, quel qualcuno.
Il deserto è camminare nelle strade della mia città da sola, attraversando la folla senza lasciarmene fagocitare. Significa resistere alla "tentazione" di mendicare. Non c'è niente da mendicare. E' il momento di avvolgermi nel mio abbraccio e ritornare a me stessa.
Adesso devo smaltire ancora un pò di risentimento, di rabbia, di tristezza. Tutto così profondamente umano... Ma è anche il momento di non forzare i tempi. Di assaporare la bellezza di essere sola, avvolta dal tempo, dal vento, dal mondo, dalla lentezza. Senza avere paura. Non è come, appena bambina, mi gettarono in piscina nell'acqua alta, io che ho sempre avuto paura dell'acqua. Non è più così.
Adesso sto imparando a lasciarmi andare. Sia quel che sia. Dopotutto siamo solo in parte costruttori del nostro destino. Ci sono forze imponderabili (per fortuna, mi vien da dire) che provvedono a non farci cadere rovinosamente, a non perderci. Per fortuna. Devo solo lasciare che sia. Abbandonarmi. Vivere giorno per giorno ed essere quella che sono.
Il cammino è iniziato. Con qualche esitazione, è vero, ma indietro non ci torno.
In questo periodo - in realtà un mese - che ho cambiato (finalmente!) lavoro, sto prendendo coscienza di molte cose. Non sempre piacevoli, è onesto dirlo.
Il periodo appena passato della mia vita mi ha vista quasi "mendicare" un pò di amicizia, di attenzione. Il mendicare comporta, però, dover rinunciare ad una parte di quel che si è per adeguarsi a chi vogliamo che si interessi a noi. Il che, tradotto in soldoni, vuol dire adeguarsi, spesso tacere, altre volte assentire malgrado le perplessità.
Ora credo che nessuna amicizia degna di questo nome valga questi compromessi.
Nel momento del distacco dalla "vecchia" vita, molte conoscenze (oramai penso siano e siano state solo tali) sono scolorite, evaporate, dissolte. Per me è arrivato il momento della solitudine. Trovarmi in una sorta di deserto senza avere punti di riferimento (al di là della mia amica storica, ovviamente, che purtroppo non vive nella mia stessa regione). Ma penso che sia proprio questo quello che doveva accadere: il deserto. Imparare a contare su me stessa, imparare a non aver timore di esprimermi perché non c'è nessuno da perdere. E pure se fosse, pure se rischiassi di perdere qualcuno, evidentemente non valeva la pena di tenerlo al mio fianco, quel qualcuno.
Il deserto è camminare nelle strade della mia città da sola, attraversando la folla senza lasciarmene fagocitare. Significa resistere alla "tentazione" di mendicare. Non c'è niente da mendicare. E' il momento di avvolgermi nel mio abbraccio e ritornare a me stessa.
Adesso devo smaltire ancora un pò di risentimento, di rabbia, di tristezza. Tutto così profondamente umano... Ma è anche il momento di non forzare i tempi. Di assaporare la bellezza di essere sola, avvolta dal tempo, dal vento, dal mondo, dalla lentezza. Senza avere paura. Non è come, appena bambina, mi gettarono in piscina nell'acqua alta, io che ho sempre avuto paura dell'acqua. Non è più così.
Adesso sto imparando a lasciarmi andare. Sia quel che sia. Dopotutto siamo solo in parte costruttori del nostro destino. Ci sono forze imponderabili (per fortuna, mi vien da dire) che provvedono a non farci cadere rovinosamente, a non perderci. Per fortuna. Devo solo lasciare che sia. Abbandonarmi. Vivere giorno per giorno ed essere quella che sono.
Il cammino è iniziato. Con qualche esitazione, è vero, ma indietro non ci torno.
