domenica 22 febbraio 2026

Addio

Mia madre è morta nel giorno del mio compleanno. Adesso è libera. Gliel'ho sussurrato quando le ho dato l'ultimo saluto, quando lei giaceva già nella bara, oramai lontana, libera da quel corpo che le aveva procurato tanti dolori.
Non so come mi sento. Ci sono tante cose in sospeso e tante cose sulle quali sto riflettendo. Non sono riuscita a piangere perché sono solo contenta che abbia smesso di soffrire. Qualche giorno dopo la sua morte, mentre ero in cucina intenta a preparare la cena, è apparso, agli occhi della mia mente, il suo volto di quando non stava ancora tanto male. Aveva un'espressione addolorata, ma ho percepito che non era per sé stessa. Ho sentito anche la sua voce dirmi "Mi dispiace". Sono rimasta immobile. Credevo di aver sognato o che la mia immaginazione mi stesse creando un brutto scherzo, ma non era così. Io quel volto l'ho visto davvero e quelle parole le ho veramente sentite.
So che, ora, lei è a conoscenza di molte cose che riguardano la mia vita, il mio sentirmi sempre fuori posto ovunque e con chiunque, mai supportata o incoraggiata ad essere serenamente quella che sono ma ostinatamente indirizzata verso quello che avrei dovuto essere. E lei, mia madre, è parte di questa storia. Ora lei lo sa.
Ho faticato e fatico ancora a volermi bene, perché non mi è stato mai "insegnato" a volermene. Ero sempre quella sbagliata, quella che non si adattava, quello strano "oggetto" che nessuno riusciva a capire, tanto ero diversa da tutto il parentame. Per questo hanno tentato di cambiarmi invece che di amarmi per quella che ero.
Adesso mia madre sa che tutte quelle ribellioni, quei silenzi, quei diari scritti tra lacrime di rabbia e di dolore erano grida di aiuto, richieste di comprensione, di amore, di abbracci. So che le dispiace, ma ora non c'è molto più da fare se non imparare ad amarmi da sola. A conoscermi. Ad apprezzare quelle doti che mi sono state date. La morte appiana un pò tutto. Passa e spazza via anche le cose immateriali. E lascia così, con le mani vuote, senza sentimenti e recriminazioni.
Al momento non provo granché. A volte sono triste e cupa. Spesso me ne sto in silenzio. Altre volte sono nervosa e scontrosa. Ma niente lacrime. Anch'io sono morta, molto ma molto tempo fa. Quello spirito così vivo, così ribelle, così assetato di affetto e di vita è morto. Gli sono state erette intorno le sbarre di un conformismo che impediva di coltivare un'esistenza "pericolosa" della quale, forse, vergognarsi più che essere orgogliosi.
Non voglio pensare più a cosa o chi potevo essere. Ora ho a che fare con quella che sono, anche se, a volte, mi sale su un pò di amarezza e qualche cenno di rimpianto.
Al "mi dispiace" sussurrato da mia madre ho risposto solo: "Lo so, non fa niente. Ora non si può più fare niente".

martedì 10 febbraio 2026

Per aspera ad astra

Abbiamo ricoverato mia madre in una struttura per lungo degenza fuori città. Avrà, spero, le cure e le attenzioni che noi non possiamo darle e che non le hanno mai date durante la degenza in clinica.
La situazione della sanità, a giudicarla da quello che mi è capitato di vedere, è drammatica. Mia madre è rimasta con le lenzuola sporche di sangue per almeno tre giorni, se non pure di più. Le hanno tolto le giacche del pigiama insanguinate e le hanno chiuse, bagnate, in un sacchetto della mondezza. La terapia gliela somministravano due giorni si e tre no. Una clinica pessima, alla quale spediscono letteralmente le persone che non possono essere ricoverate al Policlinico. Forse perché anziane, penso. Qui i poveri disgraziati rimangono per 60 giorni, poi devono sloggiare ed andare altrove, vale a dire in strutture private, perché prima che il "pubblico" trovi una struttura a prezzi decenti, bisogna necessariamente ricorrere al privato, i cui costi sono veramente ingiusti. Si specula sulla pelle di chi ha bisogno in modo indegno.
Comunque sia andata, ho promesso di non arrabbiarmi e non cadrò in questo tranello. Sono sufficientemente serena. La vicenda di mia madre mi ha "regalata" una dermatite da stress che sto cercando di far passare. Ho sempre pensato che certi eventi non siano casuali, quindi anche la dermatite ha un suo perché. La ragione l'ho cercata nel mio "antico" problema con la rabbia. Almeno queste le considerazioni che, nel passato, mi hanno costretta a soffocare un sentimento che, se vissuto
Adesso posso fare ancora qualcosa. Non voglio fare più dietrologia. Il passato non può essere più modificato né vissuto. Adesso è il momento in cui vivo. Hic et nunc. Per troppo tempo ho rimuginato, rievocato, rimpianto il passato. Tempo perso e questo un pò, lo confesso, lo rimpiango.
Comunque dermatite e rabbia. Sto prendendo dei rimedi naturali e sto facendo un grosso lavoro su me stessa. Sto lavorando sulla rabbia e sul lasciare andare, sul non mettere troppo i puntini sulle "i". Non è facile, ma sono abbastanza determinata a difendere la mia salute e la mia vita.