Non scrivo da tanto tempo, è vero. E tante sono le cose che sono accadute, nel frattempo. Innanzitutto ho nuovamente cambiato ufficio a neanche due anni dall'ultimo trasferimento. Meglio non commentare. Quel che avevo da dire l'ho detto. Sono meno arrabbiata di prima, complice l'analisi che mi sta riportando a me, finalmente. Finalmente. Sto ristabilendo le priorità; era tempo che lo facessi.
Stamattina mi sono concessa un giorno di ferie. Niente di speciale: una passeggiata per mantenere in buon uso le giunture, un breve percorso sui mezzi pubblici, qualche acquisto per la casa. E' bello riappropriarsi di tempi più consoni al modo di essere. E' solitamente sui mezzi pubblici che ho modo di contattare un'umanità vera, quella della periferia in cui vivo. E' interessante osservare le persone, ascoltare i loro discorsi, studiare le loro facce. Facce piene di rughe, occhi carichi di stanchezza. Niente a che vedere con le immaginette edulcolorate che ci sparano dalla tivvù.
Incontro diverse persone anziane, sui bus o sul tram. Vestiti modesti, capelli freschi di bigodini e di tinte tutte uguali per le donne; occhiali d'ordinanza e giornale sotto il braccio per gli uomini. Chissà dove vanno queste persone, o da dove tornano. Molti sono soli. Camminano lentamente, lentamente si avvicinano alle porte, lentamente alzano le mani afflitte dall'artrite verso il campanello, per prenotare la fermata. E lentamente, faticosamente, scendono gli alti gradini.
Sembra che gli anziani vivano, a volte, in un mondo e in un tempo diverso. Attraversano strade e marciapiedi con gli occhi persi altrove. Trascinano faticosamente carrelli della spesa, poggiandosi ai loro bastoni, lo sguardo sempre malinconico e lontano. I loro sacchetti di plastica della spesa sono sempre miseri, appena gonfi di qualche verdura o frutta.
Chissà quante cose avrebbero da raccontare, questi anziani così smarriti e soli. Li guardo e li immagino giovani e carichi di sogni, di speranze, di sorrisi. Li vedo ridere, correre, divertirsi, amare, sperare, vivere e soffrire. In loro è come se vedessi quella che sarò tra vent'anni o più. Ci sono molti anziani, nel mio quartiere. Molti frequentano il centro anziani, altri, invece, preferiscono le attività della parrocchia. La mia vicina di casa, per esempio, tutti i giorni recita il rosario in chiesa con altre due sue amiche. Che faccia caldo o che faccia freddo.
Anche mia madre è anziana, piena di rughe e di acciacchi. Mio padre è morto tre anni fa, quasi, e il suo ricordo ancora aleggia tra il divano e la cucina che i miei hanno comprato con grandi sacrifici. L'urna in cui sono custodite le sue ceneri è lì, nella camera da letto, con le sue foto, le foto di mio padre come era un tempo, sorridente e attivo.
Credo che l'amore, l'affetto, difficilmente muoiano con noi. Rimangono lì come sospesi, ci fanno compagnia, segnano le nostre giornate, i nostri ricordi... E gli occhi degli anziani che incontro quotidianamente sono un pò come gli occhi di mia madre. E le loro vite non narrate sono un pò come la vita di mia madre. Sono storie di sacrifici, di amore, di speranze. Credo che questa sia la vita vera, queste rughe, questi capelli un pò sbiaditi, questo rossetto sbavato, questi occhi opachi.
Fingere che tutto questo non esista o non sia così, è pura ipocrisia, superficialità. Fingere di essere qualcosa o qualcuno che non si è mi sembra patetico, inutile, infantile. Ma non tutti amano che si racconti loro la vita. Molti amano le favole, amano vivere in un'immaginario completamente avulso dalla realtà. Forse per illudersi che questa vita non è poi così ingiusta e isterica come appare. Forse per pensare di averci ancora un posto, in questa vita, che sia diverso dal "nonno" o dalla "nonna". Forse per coltivare ancora la speranza di poter fare, provare, desiderare...
Stamattina mi sono concessa un giorno di ferie. Niente di speciale: una passeggiata per mantenere in buon uso le giunture, un breve percorso sui mezzi pubblici, qualche acquisto per la casa. E' bello riappropriarsi di tempi più consoni al modo di essere. E' solitamente sui mezzi pubblici che ho modo di contattare un'umanità vera, quella della periferia in cui vivo. E' interessante osservare le persone, ascoltare i loro discorsi, studiare le loro facce. Facce piene di rughe, occhi carichi di stanchezza. Niente a che vedere con le immaginette edulcolorate che ci sparano dalla tivvù.
Incontro diverse persone anziane, sui bus o sul tram. Vestiti modesti, capelli freschi di bigodini e di tinte tutte uguali per le donne; occhiali d'ordinanza e giornale sotto il braccio per gli uomini. Chissà dove vanno queste persone, o da dove tornano. Molti sono soli. Camminano lentamente, lentamente si avvicinano alle porte, lentamente alzano le mani afflitte dall'artrite verso il campanello, per prenotare la fermata. E lentamente, faticosamente, scendono gli alti gradini.
Sembra che gli anziani vivano, a volte, in un mondo e in un tempo diverso. Attraversano strade e marciapiedi con gli occhi persi altrove. Trascinano faticosamente carrelli della spesa, poggiandosi ai loro bastoni, lo sguardo sempre malinconico e lontano. I loro sacchetti di plastica della spesa sono sempre miseri, appena gonfi di qualche verdura o frutta.
Chissà quante cose avrebbero da raccontare, questi anziani così smarriti e soli. Li guardo e li immagino giovani e carichi di sogni, di speranze, di sorrisi. Li vedo ridere, correre, divertirsi, amare, sperare, vivere e soffrire. In loro è come se vedessi quella che sarò tra vent'anni o più. Ci sono molti anziani, nel mio quartiere. Molti frequentano il centro anziani, altri, invece, preferiscono le attività della parrocchia. La mia vicina di casa, per esempio, tutti i giorni recita il rosario in chiesa con altre due sue amiche. Che faccia caldo o che faccia freddo.
Anche mia madre è anziana, piena di rughe e di acciacchi. Mio padre è morto tre anni fa, quasi, e il suo ricordo ancora aleggia tra il divano e la cucina che i miei hanno comprato con grandi sacrifici. L'urna in cui sono custodite le sue ceneri è lì, nella camera da letto, con le sue foto, le foto di mio padre come era un tempo, sorridente e attivo.
Credo che l'amore, l'affetto, difficilmente muoiano con noi. Rimangono lì come sospesi, ci fanno compagnia, segnano le nostre giornate, i nostri ricordi... E gli occhi degli anziani che incontro quotidianamente sono un pò come gli occhi di mia madre. E le loro vite non narrate sono un pò come la vita di mia madre. Sono storie di sacrifici, di amore, di speranze. Credo che questa sia la vita vera, queste rughe, questi capelli un pò sbiaditi, questo rossetto sbavato, questi occhi opachi.
Fingere che tutto questo non esista o non sia così, è pura ipocrisia, superficialità. Fingere di essere qualcosa o qualcuno che non si è mi sembra patetico, inutile, infantile. Ma non tutti amano che si racconti loro la vita. Molti amano le favole, amano vivere in un'immaginario completamente avulso dalla realtà. Forse per illudersi che questa vita non è poi così ingiusta e isterica come appare. Forse per pensare di averci ancora un posto, in questa vita, che sia diverso dal "nonno" o dalla "nonna". Forse per coltivare ancora la speranza di poter fare, provare, desiderare...
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