Si sente già la primavera nell'aria, in queste giornate. Fa caldo. Alcuni sostengono sia un caldo "anomalo", fuori stagione. Sugli alberi si sono aperte le prime gemme, i turisti girano in tenuta estiva, si comincia a parlare di siccità. Pare che il Po sia in secca. Una situazione molto simile a quella dell'estate 2008, dicono gli esperti.
La primavera mi fa venire in mente le potature, il rinnovamento, il cambiamento. Sento forte il desiderio di rinnovare, dentro di me. Il dubbio è: lasciar fare alla vita oppure prendere in mano la situazione ed "operare" le oramai necessarie cesure? Due "scuole di pensiero" differenti che portano ad altre domande.
Sento che devo prendere il largo. Ci sono situazioni che non si possono cambiare, malgrado lo si voglia fortemente. Bisogna che io accetti che le cose stanno così. Bisogna che io lasci fare alla vita, che è più saggia e più oculata di me, senza dubbio. Riconosco che in alcune situazioni - soprattutto quelle amicali - ho voluto fare di testa mia malgrado avvertissi un certo qual disagio.
Penso che ciascuno di noi sappia, intuisca, "senta" quando le situazioni non vanno, quando le persone non sono adatte a noi. Poi c'è l'ostinazione di perseguire una cosa malgrado le condizioni avverse, ovviamente. Per spirito di contraddizione, spesso. Credo che, comunque sia, ognuno avverta le vibrazioni positive o negative di situazioni e persone.
Ho deciso di dar retta all'istinto che, devo riconoscerlo, mi aveva sempre un pò messo in guardia, attraverso il disagio, nei confronti di una situazione sulla quale sto meditando in questi primi giorni di marzo. Ho deciso anche di mollare le redini e lasciar fare alla vita. Spesso le situazioni finiscono per risolversi da sole: per "morte" naturale o per dissolvimento dei paventati ostacoli. E' così anche nell'amicizia, in fondo. Devo e voglio guardare altrove. Cercare altrove. E' tempo che lo faccia. E' tempo che non mi faccia più guidare dal bisogno, ma dal piacere.
Tempo fa scrivevo da qualche parte - quaderno o chissà dove - che avevo "bisogno" di amici, di amicizie, di un'amica intima come quelle che si hanno quando si è meno che adolescenti e con le quali ci si confida tutto, persino i pensieri più riposti. Ecco, credo che quel "bisogno" mi abbia guidato per strade sbagliate, mi abbia indotto in errore. Il bisogno induce a trascurare molte cose pur di essere soddisfatto. Porta a trascurare la reciprocità, la delicatezza, la sensibilità, l'intimità. Si passa su tutto questo, ma per me tutto questo è necessario. Non posso farne a meno.
Così adesso faccio i conti con questa situazione che voglio cambiare. Tiro una riga, dolorosamente (in fondo ci si "affeziona" e anche se si tratta di un sentimento nato dal bisogno, è pur sempre un legame). Stamattina mi veniva in mente il lavoro del potatore con la sega che taglia i rami secchi di un albero. In realtà non è propriamente così. Si tratta, semplicemente, di comprendere cosa mi fa bene e cosa, invece, mi fa male malgrado mi appaia "appetibile". Quello che a me fa male ad altri, invece, può far bene. Senza disprezzare o dileggiare chi, più o meno volontariamente, mi ha fatto male, decido semplicemente di star bene. Perchè mi voglio bene.
La primavera mi fa venire in mente le potature, il rinnovamento, il cambiamento. Sento forte il desiderio di rinnovare, dentro di me. Il dubbio è: lasciar fare alla vita oppure prendere in mano la situazione ed "operare" le oramai necessarie cesure? Due "scuole di pensiero" differenti che portano ad altre domande.
Sento che devo prendere il largo. Ci sono situazioni che non si possono cambiare, malgrado lo si voglia fortemente. Bisogna che io accetti che le cose stanno così. Bisogna che io lasci fare alla vita, che è più saggia e più oculata di me, senza dubbio. Riconosco che in alcune situazioni - soprattutto quelle amicali - ho voluto fare di testa mia malgrado avvertissi un certo qual disagio.
Penso che ciascuno di noi sappia, intuisca, "senta" quando le situazioni non vanno, quando le persone non sono adatte a noi. Poi c'è l'ostinazione di perseguire una cosa malgrado le condizioni avverse, ovviamente. Per spirito di contraddizione, spesso. Credo che, comunque sia, ognuno avverta le vibrazioni positive o negative di situazioni e persone.
Ho deciso di dar retta all'istinto che, devo riconoscerlo, mi aveva sempre un pò messo in guardia, attraverso il disagio, nei confronti di una situazione sulla quale sto meditando in questi primi giorni di marzo. Ho deciso anche di mollare le redini e lasciar fare alla vita. Spesso le situazioni finiscono per risolversi da sole: per "morte" naturale o per dissolvimento dei paventati ostacoli. E' così anche nell'amicizia, in fondo. Devo e voglio guardare altrove. Cercare altrove. E' tempo che lo faccia. E' tempo che non mi faccia più guidare dal bisogno, ma dal piacere.
Tempo fa scrivevo da qualche parte - quaderno o chissà dove - che avevo "bisogno" di amici, di amicizie, di un'amica intima come quelle che si hanno quando si è meno che adolescenti e con le quali ci si confida tutto, persino i pensieri più riposti. Ecco, credo che quel "bisogno" mi abbia guidato per strade sbagliate, mi abbia indotto in errore. Il bisogno induce a trascurare molte cose pur di essere soddisfatto. Porta a trascurare la reciprocità, la delicatezza, la sensibilità, l'intimità. Si passa su tutto questo, ma per me tutto questo è necessario. Non posso farne a meno.
Così adesso faccio i conti con questa situazione che voglio cambiare. Tiro una riga, dolorosamente (in fondo ci si "affeziona" e anche se si tratta di un sentimento nato dal bisogno, è pur sempre un legame). Stamattina mi veniva in mente il lavoro del potatore con la sega che taglia i rami secchi di un albero. In realtà non è propriamente così. Si tratta, semplicemente, di comprendere cosa mi fa bene e cosa, invece, mi fa male malgrado mi appaia "appetibile". Quello che a me fa male ad altri, invece, può far bene. Senza disprezzare o dileggiare chi, più o meno volontariamente, mi ha fatto male, decido semplicemente di star bene. Perchè mi voglio bene.

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