Sono due anni che non scrivo su questo mio spazio. Due anni nei quali ho navigato "a vista" tra alterne vicende - scogli - tra il riso e il pianto, la speranza e la disperazione.
Tutto è un pò cambiato, nella mia vita. Ad un certo punto di questi due anni di "silenzio stampa" mi sono ritrovata a girarmi intorno e a vedere null'altro che il vuoto, il silenzio, il "niente", il mare, il cielo. Si sono alternate diverse sensazioni: panico, paura, disperazione, solitudine... Ad alcune non riesco tuttora a dare un nome. Tutto mi è diventato sconosciuto, spesso ostile. Ho dovuto rapportarmi con la solitudine. Ci siamo studiate a vicenda, con diffidenza, almeno da parte mia.
In passato ho fatto di tutto pur di non trovarmi faccia a faccia con la solitudine. Ho frequentato gente che mi annoiava e che non capiva la mia "lingua". Così ho imparato a parlare la loro. Ho accettato comportamenti che mi lasciavano perplessa, che spesso criticavo. Cene, pranzi, uscite senza senso. Almeno per me. Tornavo a casa più sconfortata che se fossi rimasta sola.
E' un pò come la storia della morte che aspettava quel soldato a Samarcanda:
Tutto è un pò cambiato, nella mia vita. Ad un certo punto di questi due anni di "silenzio stampa" mi sono ritrovata a girarmi intorno e a vedere null'altro che il vuoto, il silenzio, il "niente", il mare, il cielo. Si sono alternate diverse sensazioni: panico, paura, disperazione, solitudine... Ad alcune non riesco tuttora a dare un nome. Tutto mi è diventato sconosciuto, spesso ostile. Ho dovuto rapportarmi con la solitudine. Ci siamo studiate a vicenda, con diffidenza, almeno da parte mia.
In passato ho fatto di tutto pur di non trovarmi faccia a faccia con la solitudine. Ho frequentato gente che mi annoiava e che non capiva la mia "lingua". Così ho imparato a parlare la loro. Ho accettato comportamenti che mi lasciavano perplessa, che spesso criticavo. Cene, pranzi, uscite senza senso. Almeno per me. Tornavo a casa più sconfortata che se fossi rimasta sola.
E' un pò come la storia della morte che aspettava quel soldato a Samarcanda:
Vide tra la folla quella nera signora,
vide che cercava lui e si spaventò
vide che cercava lui e si spaventò
Ho cominciato a correre anch'io come quel soldato. Correre tra vite che mi sfioravano appena e che ho considerato migliori della mia, se non altro un'àncora di salvataggio da quella solitudine che sembrava inseguirmi tenacemente. Ho creduto che queste vite potessero lasciarmi un pò di quella "polvere magica" che illuminava le loro. Almeno in apparenza. Perché ora tutto è cambiato.
Non c'è più quella polvere magica e non c'è molto da invidiare in quelle vite, in quelle storie. Nessun esempio, nessuna trasformazione. Non era, non è, la mia vita. Ancora non so cosa sia, la mia vita. Non posso, però, viverla attraverso gli altri. Non posso viverla come un affamato che mendica una mollica dell'altrui miseria. No, non è così che va. Non è così che deve essere.
In questi due anni di "silenzio stampa" ho cercato di capire il senso del mio vivere. Ho preso in mano questa cosa così fragile, preziosa, sconosciuta ed ho cercato di studiarla, di capirla, di liberarla. Ancora scorie del passato funestano il passaggio. Scorie che mi relegano spesso nel mutismo e nella rabbia.
Ora, però, ho imparato a danzare con la mia solitudine. Passi incerti, lenti, talvolta goffi, ma ho accettato (per disperazione?) di danzare sulle sue note. Sto imparando a non riempire più i silenzi e gli spazi del mio vivere.
Non c'è più quella polvere magica e non c'è molto da invidiare in quelle vite, in quelle storie. Nessun esempio, nessuna trasformazione. Non era, non è, la mia vita. Ancora non so cosa sia, la mia vita. Non posso, però, viverla attraverso gli altri. Non posso viverla come un affamato che mendica una mollica dell'altrui miseria. No, non è così che va. Non è così che deve essere.
In questi due anni di "silenzio stampa" ho cercato di capire il senso del mio vivere. Ho preso in mano questa cosa così fragile, preziosa, sconosciuta ed ho cercato di studiarla, di capirla, di liberarla. Ancora scorie del passato funestano il passaggio. Scorie che mi relegano spesso nel mutismo e nella rabbia.
Ora, però, ho imparato a danzare con la mia solitudine. Passi incerti, lenti, talvolta goffi, ma ho accettato (per disperazione?) di danzare sulle sue note. Sto imparando a non riempire più i silenzi e gli spazi del mio vivere.
T'aspettavo qui per oggi a Samarcanda,
eri lontanissimo due giorni fa.
Ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua
Confesso che non è ancora molto facile, per me. Questo mondo mi turba, mi fa sentire smarrita. In questi due anni ho imparato - non senza difficoltà - a non guardare né pianificare il futuro, per quanto prossimo possa essere. Ho imparato a guardare all'immediato. A non coltivare speranze inutili senza rinunciare, però, a sperare. Ho imparato anche a piangere senza vergognarmi di farlo. Ho imparato a chiedere.
Ora è il momento di imparare a gestire la mia rabbia, profonda, spesso furiosa. Mi sento in credito con alcune persone. Ho dato loro troppo ricevendone in cambio solo rimproveri ed una immagine distorta di me. E' il momento di dire basta, per non farmi ancora del male. La rabbia fa male prima di tutto a me. I suoi segni fisici mi hanno afflitta per un pò. Non è giusto. Non per gli altri, ma per me. Devo imparare a sollevare la testa senza guardare in cagnesco chi mi butta addosso i suoi giudizi gratuiti, velati o palesi che siano. La solitudine mi insegnerà anche questo, lo so.
eri lontanissimo due giorni fa.
Ho temuto che per ascoltar la banda
non facessi in tempo ad arrivare qua
Confesso che non è ancora molto facile, per me. Questo mondo mi turba, mi fa sentire smarrita. In questi due anni ho imparato - non senza difficoltà - a non guardare né pianificare il futuro, per quanto prossimo possa essere. Ho imparato a guardare all'immediato. A non coltivare speranze inutili senza rinunciare, però, a sperare. Ho imparato anche a piangere senza vergognarmi di farlo. Ho imparato a chiedere.
Ora è il momento di imparare a gestire la mia rabbia, profonda, spesso furiosa. Mi sento in credito con alcune persone. Ho dato loro troppo ricevendone in cambio solo rimproveri ed una immagine distorta di me. E' il momento di dire basta, per non farmi ancora del male. La rabbia fa male prima di tutto a me. I suoi segni fisici mi hanno afflitta per un pò. Non è giusto. Non per gli altri, ma per me. Devo imparare a sollevare la testa senza guardare in cagnesco chi mi butta addosso i suoi giudizi gratuiti, velati o palesi che siano. La solitudine mi insegnerà anche questo, lo so.
Fiumi poi campi, poi l'alba era viola,
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era sulla porta quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò.
Eri fra la gente nella capitale
so che mi guardavi con malignità.
Son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua.
bianche le torri che infine toccò,
ma c'era sulla porta quella nera signora
stanco di fuggire la sua testa chinò.
Eri fra la gente nella capitale
so che mi guardavi con malignità.
Son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale,
son scappato via ma ti ritrovo qua.
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