giovedì 29 dicembre 2016

L'anno degli addii...

Il 2016 si lascerà dietro, quando finalmente se ne andrà, pochissimi rimpianti. E' stato un anno horribilis veramente.
Innanzitutto è stato un anno bisestile e, come dicono gli antichi adagi: "anno bisesto, anno funesto". Gli eventi luttuosi, soprattutto nel mondo dello spettacolo, sono stati tanti: frammenti del passato mio e di tanti altri della mia fascia di età, dei ricordi sono andati via con gli artisti che hanno lasciato per sempre la scena di questo mondo. Inevitabile che si colleghi un artista o una canzone ai momenti del proprio vissuto. Le colonne sonore dell'adolescenza, insomma, quelle che fanno sembrare tutto un film, drammi compresi.
E' vero che taluni artisti non erano più giovanotti pieni di vigore, ma non per questo si era appannata la loro "aurea", quella che li ha resi simboli al di là delle generazioni. Simboli trasversali, come piace dire a molti, ultimamente. Mi viene da fare paragoni con il panorama miserevole dei nostri giorni, ma mi astengo e mi limito a "panorama miserevole": non ci sono paragoni da fare.
Scrivevo che alcuni degli artisti erano legati alla mia adolescenza. David Bowie e George Michael in particolare. Diversi come l'acqua e il vino, oserei dire, per genere e per "cultura" musicale, accomunati dall'appartenenza ad un range temporale sovrapponibile. Anni d'oro, quelli, anni felici, se considerati alla luce della mediocrità (per non dire dello squallore) espresso in più campi in questi "ultimi" venti anni. Si, lo so, sono un tantino nostalgica, ma sono contenta di aver vissuto quegli anni, se pure la mia consapevolezza non era - all'epoca - propriamente ottimale. La giovane età non gioca sempre a favore della consapevolezza, anzi...
Ecco, dunque, questo 2016 si porta via anche una gran parte del mio passato, collocandolo in quella che gli antichi definivano "Età dell'Oro". Forse è così che si "costruisce" il mito: con la memoria edulcolorata e con un pizzico di rimpianto. Personalmente mi sento un pò più "orfana". E' come quando un terremoto fa tabula rasa di tutto quello che c'è su un territorio e chi sopravvive si trova a dover costruire daccapo, con poche indicazioni e molto smarrimento.
Non avrò rimpianti riguardo a quest'anno. E' stato difficile sotto molti punti di vista e non solo per la sottoscritta. Ho sentito ben pochi manifestare serenità e gioia. Comunque non festeggerò la fine di questo ciclo. Non è tempo di veglioni, di cenoni, di allegria forzata della serie "tiriamoci su da soli, visto che la vita non ci agevola". E' un pò di tempo a questa parte che ho poca voglia di compagnia, ad onor del vero. E poi sono tutte convenzioni: abbiamo bisogno di sospirate "fini" e di nuovi inizi, ma il tempo è ciclico, in realtà, un continuum che non ha né fine né inzio.

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