Puntata dal medico di base. Se non stai male, sicuro che nella sala d'aspetto del medico qualcosa te la prendi. Gente che tossisce, starnutisce, si soffia il naso, si lamenta. E dopo qualche minuto cominci ad accusare i primi sintomi.
Ho tenuto ostinatamente la bocca chiusa, pensando che prima o poi me la compro anche io la mascherina che si mettono i giapponesi. Spendo una fortuna per la prevenzione, ci manca solo che mi prenda un raffreddore o, peggio, qualche virus da persone poco accorte, che non mascherano la bocca con la mano quando tossiscono o starnutiscono.
Sono sopravvissuta all'ora e mezza di attesa. Confesso che mi stavo addormentando. Le persone, intorno a me, parlavano dell'ultima notte dell'anno. Si organizzavano, pensavano agli invitati, alle pietanze... Visto che non c'erano riviste in giro, mi sono messa a sentire le chiacchiere da anticamera. Per quel che mi riguarda ho poco da raccontare: il mio ultimo giorno dell'anno somiglia, da un pò di tempo a questa parte, ad un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi.
Qualche anno fa si andava ancora a teatro, in centro. Serate piacevoli in piacevole compagnia. Poi gli incontri si sono diradati, gli amici - o quelli che ritenevo tali - si sono un pò allontanati ed un pò mi sono allontanata anche io. E poi altri problemi che hanno fatto venir meno la voglia di divertirmi malgrado tutto. E poi mio padre è morto, poco meno di due anni fa, e l'ultima cosa a cui mi è venuta voglia di pensare è stato proprio il veglione o qualche amena serata in altrettanto amena compagnia.
Ultimamente la mia vita è molto confusa, non so dove mettere le mani, cosa fare per prima, dove andare, cosa pensare... Ho rimesso in discussione me stessa con tutto il bagaglio del non vissuto, delle paranoie e delle rigidità che mi hanno accompagnata per mezzo secolo. E sono piombata nello smarrimento. Vado avanti a vista, difficilmente riesco a pianificare. Mi sembra che riuscire a incastrare qualche pagina di un libro tra il lavoro, la palestra e le solite incombenze per me e mia madre sia già una mezza specie di "miracolo".
E poi mi sembra di non aver molto da dire a nessuno. I miei dialoghi si svolgono tutti nella mia testa; osservo molto, considero, paragono, scavo... un'attività molto sotterranea, a dire il vero. Ho perso l'abitudine a stare con i miei simili. Sul lavoro devo farlo, ed allora metto su, alla bell'e meglio, una sorta di maschera che mi permette di trarre il massimo vantaggio possibile dalle relazioni interpersonali.
Per tutto il resto sono e mi sento sola. A volte mi pesa, la considero una sorta di "condanna" per chissà quale male commesso. Non riesco ad inserirmi facilmente nei discorsi, non riesco a parlare liberamente di me, penso ancora di dover celare parti di me stessa per non offrirle in pasto alla curiosità altrui. Probabilmente è un modo di fare che ho appreso durante l'infanzia, come la diffidenza, per esempio, o la preferenza verso l'ascolto piuttosto che per la parola.
Mi taccio, ora. Se non ho parlato, nella sala d'aspetto del medico, c'erano una serie di valide ragioni, mi pare si sia capito.
Ho tenuto ostinatamente la bocca chiusa, pensando che prima o poi me la compro anche io la mascherina che si mettono i giapponesi. Spendo una fortuna per la prevenzione, ci manca solo che mi prenda un raffreddore o, peggio, qualche virus da persone poco accorte, che non mascherano la bocca con la mano quando tossiscono o starnutiscono.
Sono sopravvissuta all'ora e mezza di attesa. Confesso che mi stavo addormentando. Le persone, intorno a me, parlavano dell'ultima notte dell'anno. Si organizzavano, pensavano agli invitati, alle pietanze... Visto che non c'erano riviste in giro, mi sono messa a sentire le chiacchiere da anticamera. Per quel che mi riguarda ho poco da raccontare: il mio ultimo giorno dell'anno somiglia, da un pò di tempo a questa parte, ad un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi.
Qualche anno fa si andava ancora a teatro, in centro. Serate piacevoli in piacevole compagnia. Poi gli incontri si sono diradati, gli amici - o quelli che ritenevo tali - si sono un pò allontanati ed un pò mi sono allontanata anche io. E poi altri problemi che hanno fatto venir meno la voglia di divertirmi malgrado tutto. E poi mio padre è morto, poco meno di due anni fa, e l'ultima cosa a cui mi è venuta voglia di pensare è stato proprio il veglione o qualche amena serata in altrettanto amena compagnia.
Ultimamente la mia vita è molto confusa, non so dove mettere le mani, cosa fare per prima, dove andare, cosa pensare... Ho rimesso in discussione me stessa con tutto il bagaglio del non vissuto, delle paranoie e delle rigidità che mi hanno accompagnata per mezzo secolo. E sono piombata nello smarrimento. Vado avanti a vista, difficilmente riesco a pianificare. Mi sembra che riuscire a incastrare qualche pagina di un libro tra il lavoro, la palestra e le solite incombenze per me e mia madre sia già una mezza specie di "miracolo".
E poi mi sembra di non aver molto da dire a nessuno. I miei dialoghi si svolgono tutti nella mia testa; osservo molto, considero, paragono, scavo... un'attività molto sotterranea, a dire il vero. Ho perso l'abitudine a stare con i miei simili. Sul lavoro devo farlo, ed allora metto su, alla bell'e meglio, una sorta di maschera che mi permette di trarre il massimo vantaggio possibile dalle relazioni interpersonali.
Per tutto il resto sono e mi sento sola. A volte mi pesa, la considero una sorta di "condanna" per chissà quale male commesso. Non riesco ad inserirmi facilmente nei discorsi, non riesco a parlare liberamente di me, penso ancora di dover celare parti di me stessa per non offrirle in pasto alla curiosità altrui. Probabilmente è un modo di fare che ho appreso durante l'infanzia, come la diffidenza, per esempio, o la preferenza verso l'ascolto piuttosto che per la parola.
Mi taccio, ora. Se non ho parlato, nella sala d'aspetto del medico, c'erano una serie di valide ragioni, mi pare si sia capito.
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