Continuano le temperature polari. Stamattina mi sono "addobbata" stile Amudsen alla conquista del Polo Sud. Passerà anche quest'inverno, anche questo freddo e nel frattempo cerco di godermi per quel che posso i minuti, i secondi ed anche i silenzi. Perché Roma è straordinariamente silente, in queste fredde mattine di gennaio.
Sul bus si sta tutti zitti zitti, affondati nei giacconi, nelle sciarpe, nei cappelli e nei telefonini. Nemmeno i gruppetti di donne, solitamente impiegate nelle pulizie degli uffici, ci "allietano" con il loro cicaleccio. Le strade del centro sono semideserte, fatta eccezione per quelli che, come me, devono andare a lavorare e che, frettolosi e raccolti in se stessi, sfilano silenziosamente tra un bar ed un vicolo deserto. Fa tutto una strana impressione, a dire il vero. L'unica "nota di colore" è l'albero di natale che ancora brilla in piazza Venezia. Nella tristezza delle feste appena trascorse, è forse la sola cosa che riesce a strappare un sorriso ed uno sguardo sognante.
Non sono tanti nemmeno i turisti che di solito "infestano" le strade. Il freddo deve aver scoraggiato anche loro. C'è un sole vivido e chiaro, una giornata bellissima. Eppure... eppure una leggera vena malinconica un pò offusca il godimento di questa luce, di questo cielo sgombro dei nubi. E' come se mancasse qualcosa che non so cosa sia. E' come se avvertissi un angolo vuoto dentro di me, ma non ricordassi cosa l'occupava prima.
Mi rifugio, allora, nei piccoli gesti di ogni giorno, per trovare, nella quotidianità, un senso, un pò di tranquillità. Riordino la scrivania, la casa, i documenti sul pc; cerco di fare la "brava massaia" con un certo grado di impegno; mi occupo, con più interesse di prima, della spesa, della cucina, dei lavoretti da far fare all'idraulico. L'angolo buio rimane sempre lì, ma è meno angosciante, un'ombra nella quale non si nasconde l'uomo nero di quando ero piccola.
Probabilmente queste ombre che, di tanto in tanto, attraversano il mio orizzonte, riflettono la malinconia di cose non vissute, di tutte quelle spinte dello spirito sedate da un'educazione rigida, dalle paure, dalle inibizioni e dalla consapevolezza che ora quelle cose, quelle emozioni, quei "panorami" non possono più tornare. Forse quelle ombre sono i rimpianti. Sono leggeri come il fumo di una sigaretta: trasparenti, si allontanano alla prima folata di vento. Ancora permangono, dentro di me, paure e inibizioni. Le avverto come se fossero dei freni potenti, delle corde che mi tirano indietro nel momento in cui provo a slanciarmi in avanti. E' come se, a volte, fossi "frenata".
Bene, non è il caso di evocare più certe cose. Non ho voglia di concentrarmi sulla soluzione dei "problemi", perché mi farebbe perdere la vita. Lo stesso errore che tante volte ho fatto in passato, il "padre putativo" di quelle ombre che, ogni tanto, vengono a trovarmi. Ecco, stasera lascerò andare i pensieri a correre altrove. Me ne starò come seduta in veranda a guardarli giocare, fuori da me. Io voglio starmene così, incantata e vuota.
Sul bus si sta tutti zitti zitti, affondati nei giacconi, nelle sciarpe, nei cappelli e nei telefonini. Nemmeno i gruppetti di donne, solitamente impiegate nelle pulizie degli uffici, ci "allietano" con il loro cicaleccio. Le strade del centro sono semideserte, fatta eccezione per quelli che, come me, devono andare a lavorare e che, frettolosi e raccolti in se stessi, sfilano silenziosamente tra un bar ed un vicolo deserto. Fa tutto una strana impressione, a dire il vero. L'unica "nota di colore" è l'albero di natale che ancora brilla in piazza Venezia. Nella tristezza delle feste appena trascorse, è forse la sola cosa che riesce a strappare un sorriso ed uno sguardo sognante.
Non sono tanti nemmeno i turisti che di solito "infestano" le strade. Il freddo deve aver scoraggiato anche loro. C'è un sole vivido e chiaro, una giornata bellissima. Eppure... eppure una leggera vena malinconica un pò offusca il godimento di questa luce, di questo cielo sgombro dei nubi. E' come se mancasse qualcosa che non so cosa sia. E' come se avvertissi un angolo vuoto dentro di me, ma non ricordassi cosa l'occupava prima.
Mi rifugio, allora, nei piccoli gesti di ogni giorno, per trovare, nella quotidianità, un senso, un pò di tranquillità. Riordino la scrivania, la casa, i documenti sul pc; cerco di fare la "brava massaia" con un certo grado di impegno; mi occupo, con più interesse di prima, della spesa, della cucina, dei lavoretti da far fare all'idraulico. L'angolo buio rimane sempre lì, ma è meno angosciante, un'ombra nella quale non si nasconde l'uomo nero di quando ero piccola.
Probabilmente queste ombre che, di tanto in tanto, attraversano il mio orizzonte, riflettono la malinconia di cose non vissute, di tutte quelle spinte dello spirito sedate da un'educazione rigida, dalle paure, dalle inibizioni e dalla consapevolezza che ora quelle cose, quelle emozioni, quei "panorami" non possono più tornare. Forse quelle ombre sono i rimpianti. Sono leggeri come il fumo di una sigaretta: trasparenti, si allontanano alla prima folata di vento. Ancora permangono, dentro di me, paure e inibizioni. Le avverto come se fossero dei freni potenti, delle corde che mi tirano indietro nel momento in cui provo a slanciarmi in avanti. E' come se, a volte, fossi "frenata".
Bene, non è il caso di evocare più certe cose. Non ho voglia di concentrarmi sulla soluzione dei "problemi", perché mi farebbe perdere la vita. Lo stesso errore che tante volte ho fatto in passato, il "padre putativo" di quelle ombre che, ogni tanto, vengono a trovarmi. Ecco, stasera lascerò andare i pensieri a correre altrove. Me ne starò come seduta in veranda a guardarli giocare, fuori da me. Io voglio starmene così, incantata e vuota.

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