Secondo giorno dell'anno.
Ogni giorno è un nuovo inizio, voglio vederla così, in questa fase della mia vita. E' naturale che abbia la tentazione a fare dei "piani" per il futuro, ma il futuro non è pianificabile. La vita riserva imprevisti e colpi di scena, quindi tanto vale vivere qui ed ora. Hic et nunc, dicevano i nostri saggi avi.
Le feste sono passate. E' l'unica osservazione nel merito di questo fine d'anno che mi viene da fare. Il freddo è arrivato pungente e puntuale come le cartelle di Equitalia. Altrettanto puntuale l'attentato di Istanbul, in una discoteca, l'ultimo dell'anno. A ricordare di non dimenticare di aver paura. E così pure i casi di meningite che stanno flagellando in particolare la Toscana, ma un caso si è registrato anche a Roma. Stesso registro: la paura. Viviamo immersi in una quotidiana atmosfera di opprimente paura. Magari passo pure da complottista, ma la paura è funzionale al controllo e penso che ci siano menti piuttosto malvage e sottili, dietro tutte queste paranoie esistenziali.
Sono anni bui, tristi, freddi. Certuni hanno scritto che tali furono quelli del Medioevo, ma almeno il Medioevo ha avuto quegli splendori artistici e quei potenti slanci spirituali che mancano enormemente oggi. Oggi il vuoto e il nulla la fanno da padroni assoluti anche nell'arte, intesa come massima espressione delle capacità umane a tutto campo: musica, pittura, scultura, recitazione e compagnia cantante.
Ieri sono andata da mia madre e con lei ho guardato (😫) uno di quei programmi pattumiera offerti dalla tivvù. Un programma che certuni devono aver giudicato talmente interessante et bello et maraviglioso da riproporlo ad uso e consumo di qualche annoiata casalinga che sta cercando di appisolarsi sul divano dopo il pranzo-harakiri del primo dell'anno. La celebrazione del nulla, del vuoto, nell'inconsistente, dell'inesistente, del cattivo gusto, della provolonaggine fatta passare per furbizia.
So che a mia madre questo genere un pò piace, le "tiene compagnia" (ohibò!) ed ho represso un sospiro, ma non il disgusto. I convenuti in questa sorta di "salotto per casalinghe annoiate" disquisivano tra loro, con i toni delle anatre spaventate in uno stagno, di una certa sfilata sul "red carpet" della mostra del cinema di Venezia. Detesto gli anglismi, è come se ogni volta che li si usa si desse una pugnalata al nostro magnifico idioma. Avrei preferito "passerella", ma tant'è: red carpet è stato detto e red carpet sia. Tanto la volgarità e l'insulsaggine è pari a quella di certe mode d'oltreoceano.
I saggi convenuti, dunque, disquisivano sull'abbigliamento di due fanciulle senza arte né parte, che hanno vissuto il loro primo (e spero ultimo) quarto d'ora di notorietà presentandosi, accompagnate da quello che è stato definito "stilista", con indosso due "creazioni" che nulla lasciavano all'immaginazione e, soprattutto, hanno risolto il problema che assilla i migliori cervelli italioti: ma le modelle ce l'hanno le mutande sotto i vestiti? Beh, se si vedevano gli spezzoni, mandati e rimandati generosamente almeno una ventina di volte, si aveva la risposta.
Ecco con quali eccelsi argomenti di conversazione abbiamo aperto le danze del 2017. Ecco lo specchio del vuoto e del vacuo che rende così tristi questi anni. Vuoto di cervelli, di idee, di creatività, di inventiva, di originalità, di buon senso. Vuoto assoluto, sempiterno, angosciante. Trovarsi a discutere delle parti intime di due morte di fama è la celebrazione di quel che siamo diventati. E questo, a dire il vero, mi spaventa molto. Arriverà il giorno in cui i robot ci fregheranno per sensibilità, me lo sento.
Ogni giorno è un nuovo inizio, voglio vederla così, in questa fase della mia vita. E' naturale che abbia la tentazione a fare dei "piani" per il futuro, ma il futuro non è pianificabile. La vita riserva imprevisti e colpi di scena, quindi tanto vale vivere qui ed ora. Hic et nunc, dicevano i nostri saggi avi.
Le feste sono passate. E' l'unica osservazione nel merito di questo fine d'anno che mi viene da fare. Il freddo è arrivato pungente e puntuale come le cartelle di Equitalia. Altrettanto puntuale l'attentato di Istanbul, in una discoteca, l'ultimo dell'anno. A ricordare di non dimenticare di aver paura. E così pure i casi di meningite che stanno flagellando in particolare la Toscana, ma un caso si è registrato anche a Roma. Stesso registro: la paura. Viviamo immersi in una quotidiana atmosfera di opprimente paura. Magari passo pure da complottista, ma la paura è funzionale al controllo e penso che ci siano menti piuttosto malvage e sottili, dietro tutte queste paranoie esistenziali.
Sono anni bui, tristi, freddi. Certuni hanno scritto che tali furono quelli del Medioevo, ma almeno il Medioevo ha avuto quegli splendori artistici e quei potenti slanci spirituali che mancano enormemente oggi. Oggi il vuoto e il nulla la fanno da padroni assoluti anche nell'arte, intesa come massima espressione delle capacità umane a tutto campo: musica, pittura, scultura, recitazione e compagnia cantante.
Ieri sono andata da mia madre e con lei ho guardato (😫) uno di quei programmi pattumiera offerti dalla tivvù. Un programma che certuni devono aver giudicato talmente interessante et bello et maraviglioso da riproporlo ad uso e consumo di qualche annoiata casalinga che sta cercando di appisolarsi sul divano dopo il pranzo-harakiri del primo dell'anno. La celebrazione del nulla, del vuoto, nell'inconsistente, dell'inesistente, del cattivo gusto, della provolonaggine fatta passare per furbizia.
So che a mia madre questo genere un pò piace, le "tiene compagnia" (ohibò!) ed ho represso un sospiro, ma non il disgusto. I convenuti in questa sorta di "salotto per casalinghe annoiate" disquisivano tra loro, con i toni delle anatre spaventate in uno stagno, di una certa sfilata sul "red carpet" della mostra del cinema di Venezia. Detesto gli anglismi, è come se ogni volta che li si usa si desse una pugnalata al nostro magnifico idioma. Avrei preferito "passerella", ma tant'è: red carpet è stato detto e red carpet sia. Tanto la volgarità e l'insulsaggine è pari a quella di certe mode d'oltreoceano.
I saggi convenuti, dunque, disquisivano sull'abbigliamento di due fanciulle senza arte né parte, che hanno vissuto il loro primo (e spero ultimo) quarto d'ora di notorietà presentandosi, accompagnate da quello che è stato definito "stilista", con indosso due "creazioni" che nulla lasciavano all'immaginazione e, soprattutto, hanno risolto il problema che assilla i migliori cervelli italioti: ma le modelle ce l'hanno le mutande sotto i vestiti? Beh, se si vedevano gli spezzoni, mandati e rimandati generosamente almeno una ventina di volte, si aveva la risposta.
Ecco con quali eccelsi argomenti di conversazione abbiamo aperto le danze del 2017. Ecco lo specchio del vuoto e del vacuo che rende così tristi questi anni. Vuoto di cervelli, di idee, di creatività, di inventiva, di originalità, di buon senso. Vuoto assoluto, sempiterno, angosciante. Trovarsi a discutere delle parti intime di due morte di fama è la celebrazione di quel che siamo diventati. E questo, a dire il vero, mi spaventa molto. Arriverà il giorno in cui i robot ci fregheranno per sensibilità, me lo sento.
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