Ritorno al lavoro.
Una pioggia stizzosa e l'allarme meteo hanno funestato un po' questo rientro dopo due mesi di convalescenza. Stamattina faceva un freddo pungente e le strade erano tutte bagnate. Oltretutto, per lavori sulla linea, ho dovuto prendere il tram ad una fermata diversa, più lontana. Devo camminare piano, fare attenzione a come muovo il piede. E' come se dovessi muovere per la prima volta i passi.
Confesso che una sorta di sensazioni diverse e contrastanti mi ha attraversata ad ondate, durante il periodo della convalescenza ed anche, in parte, adesso. Innanzitutto l'impazienza di guarire, di tornare a camminare, di star bene; poi la frustrazione di dovermi adeguare ai tempi di ripresa del mio fisico, che non erano quelli che mi aspettavo e che avrei voluto; poi, mano a mano che andavo riprendendomi, la consapevolezza di dover apportare dei cambiamenti alla mia vita.
Qualcuno direbbe, con espressione mutuata dalla lingua inglese, "work in progress". Si, è così, sono in pieno "lavori in corso". E non a caso durante il periodo prenatalizio. Un periodo indubbiamente particolare e non perché "siamo tutti più buoni". Perché è un periodo di riflessione per chi ha voglia di riflettere seriamente.
Cambiare, anche se non drammaticamente, la propria vita non è un processo facile. Anche gli aggiustamenti costano e si riflettono, inevitabilmente, sul fisico. Ci sono cose, poi, che si possono cambiare ed altre che bisogna lasciar stare, lasciar andare, così come sono. E questo è ancora più difficile.
Per quel che mi riguarda sono stanca di combattere contro i mulini al vento. E' poco intelligente. I mulini a vento sono mulini a vento. Niente di più e niente di meno. Inoltre ritengo che bisogna ammettere la "sconfitta", anche se battaglia non c'è stata. Le cose stanno così. Le persone sono così. Amen. Mi prendo la responsabilità di non averlo capito prima e di aver creduto di poter fare qualcosa in nome di ideali che, oramai, sopravvivono solo in qualche stucchevole film.
Mi arrendo e sto nel mio. Basta. Non ho voglia di combattere, di opporre resistenza. Mi lascio andare. Sia quel che sia. Evidentemente non ho la stoffa della lottatrice. Onestamente non riesco ad andare fino in fondo, non ce la faccio sia fisicamente che spiritualmente. Forse sto invecchiando.
Oggi, dunque, ho iniziato questo mio primo giorno post convalescenza con alcuni punti fermi. Spero di riuscire a mantenerli per il futuro, per quanto lungo questo sia. Il pensionamento (mi fa tristezza, comunque, il solo pensarci) è di là da venire e non so quanto durerà l'attuale "regime". Al momento non vedo lumi e non ho certezze. Sono solo stanca. Tanto.
Una pioggia stizzosa e l'allarme meteo hanno funestato un po' questo rientro dopo due mesi di convalescenza. Stamattina faceva un freddo pungente e le strade erano tutte bagnate. Oltretutto, per lavori sulla linea, ho dovuto prendere il tram ad una fermata diversa, più lontana. Devo camminare piano, fare attenzione a come muovo il piede. E' come se dovessi muovere per la prima volta i passi.
Confesso che una sorta di sensazioni diverse e contrastanti mi ha attraversata ad ondate, durante il periodo della convalescenza ed anche, in parte, adesso. Innanzitutto l'impazienza di guarire, di tornare a camminare, di star bene; poi la frustrazione di dovermi adeguare ai tempi di ripresa del mio fisico, che non erano quelli che mi aspettavo e che avrei voluto; poi, mano a mano che andavo riprendendomi, la consapevolezza di dover apportare dei cambiamenti alla mia vita.
Qualcuno direbbe, con espressione mutuata dalla lingua inglese, "work in progress". Si, è così, sono in pieno "lavori in corso". E non a caso durante il periodo prenatalizio. Un periodo indubbiamente particolare e non perché "siamo tutti più buoni". Perché è un periodo di riflessione per chi ha voglia di riflettere seriamente.
Cambiare, anche se non drammaticamente, la propria vita non è un processo facile. Anche gli aggiustamenti costano e si riflettono, inevitabilmente, sul fisico. Ci sono cose, poi, che si possono cambiare ed altre che bisogna lasciar stare, lasciar andare, così come sono. E questo è ancora più difficile.
Per quel che mi riguarda sono stanca di combattere contro i mulini al vento. E' poco intelligente. I mulini a vento sono mulini a vento. Niente di più e niente di meno. Inoltre ritengo che bisogna ammettere la "sconfitta", anche se battaglia non c'è stata. Le cose stanno così. Le persone sono così. Amen. Mi prendo la responsabilità di non averlo capito prima e di aver creduto di poter fare qualcosa in nome di ideali che, oramai, sopravvivono solo in qualche stucchevole film.
Mi arrendo e sto nel mio. Basta. Non ho voglia di combattere, di opporre resistenza. Mi lascio andare. Sia quel che sia. Evidentemente non ho la stoffa della lottatrice. Onestamente non riesco ad andare fino in fondo, non ce la faccio sia fisicamente che spiritualmente. Forse sto invecchiando.
Oggi, dunque, ho iniziato questo mio primo giorno post convalescenza con alcuni punti fermi. Spero di riuscire a mantenerli per il futuro, per quanto lungo questo sia. Il pensionamento (mi fa tristezza, comunque, il solo pensarci) è di là da venire e non so quanto durerà l'attuale "regime". Al momento non vedo lumi e non ho certezze. Sono solo stanca. Tanto.

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